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Matteo Salvini: la tragedia di un leader inconcludente

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di Vittorio Lussana

Matteo Salvini è un personaggio decisamente stravagante. Un Tizio che pretende di criticare una lectio magistralis del capo dello Stato con i parametri materialistici della piattezza cattolico-integrista, convinto, evidentemente, di essere al centro dell’universo.

Non c’è un minimo di ritegno nella sua arroganza. Egli parla di maggioranze dall’alto del suo 8,98%: un realtà separata, praticamente. Per lo meno, il governatore del Veneto, Luca Zaia, attende che venga attuata quell’autonomia differenziata che potrebbe rendere la Regione Veneto – e probabilmente l’intero Nord-est del Paese – in grado di affrontare una nuova realtà a statuto speciale, come già avviene per le provincie di Trento e Bolzano. Non si pone domande più grandi di lui: ci sarà un referendum in merito e il popolo deciderà. E nel caso la norma venga respinta, semplicemente ne prenderà atto, senza accusare nessuno: un comportamento da persona sana di mente, nel pieno possesso delle sue facoltà.

Invece, nel caso di Matteo Salvini – perché di caso ormai trattasi – le cose non stanno così: secondo lui, la dittatura delle minoranze, diventando maggioranza, condizionerà l’esito del disegno normativo pensato da Roberto Calderoli. In pratica, le minoranze non hanno il diritto di diventare maggioranze, perché nella sua testa il mondo è statico, non dinamico. Al punto da non prevedere alcun compromesso che potrebbe anche dare una direzione diversa alla situazione, rendendola almeno parzialmente favorevole al suo Partito. Invece, no: secondo Salvini, la Lega può anche andare a schiantarsi contro il muro della realtà. Vada come vada: “O la va, o la spacca”, disse qualcuna.

La visione politica di Matteo Salvini, totalmente cattolica – dunque basata su una morale preconfezionata, che si è imposta sulla vita degli italiani per interi millenni – alla fine s’imporrà da sola, in quanto soluzione divinatoria. Senza nemmeno sospettare che essa potrebbe infrangersi contro un esito assai diverso, se non totalmente opposto. Il resto del centrodestra sta cominciano a comprendere l’inutilità di tutto questo. Lui no: non lo ha ancora capito.

Il premierato potrà forse convincere gli italiani a cambiare l’architettura giuridica dello Stato. Noi non lo crediamo, ma le sue probabilità di successo sono, per lo meno, maggiori rispetto all’autonomia differenziata. Potrà anche darsi che il disegno meloniano venga anch’esso respinto dai cittadini. Ma in questa sede, a noi interessa valutare la realtà mutevole del gioco di maggioranze e minoranze, che di certo non viene messa in discussione da nessuno.

In generale, noi riteniamo che il centrodestra al potere sia una gran perdita di tempo: lo si capirà molto presto tutto questo. E lo stabilirà proprio la maggioranza degli italiani. La quale, ha tutto il diritto di esprimersi: nessuno lo contesta. Nonostante ciò, Salvini resta convinto che ogni futura maggioranza, sia una minoranza che è stata in grado di imporre il proprio volere. Non ritiene affatto di doversi impegnare in quanto leader di un Partito e vicepresidente del Consiglio di un governo: può bastare l’accusa nei confronti di una parte del popolo italiano di essere “una minoranza che vuole imporre il proprio volere e il proprio modo di vivere”, condizionando la gente: e cosa cazzo deve fare una minoranza, se non battersi per diventare un’eventuale maggioranza?

Matteo Salvini è la classica persona che quando si ritrova fermo al semaforo con la propria autovettura, il verde non lo vede: lo prevede. Magari suonando anche il clackson senza alcuna emergenza o motivazione, ma soltanto per il gusto di fare casino, compiendo cioè un gesto inutile in quanto leader di un Partito che poteva – e doveva – svolgere moltissimi compiti e ruoli.

Un partito, la Lega, che egli stesso ha reso totalmente inutile, esattamente come e quanto lui.

 

 

(5 luglio 2024)

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