Con il Cremlino che gongola ma si nasconde dietro un istituzionalissimo “è prematuro parlare di un immediato disgelo nelle relazioni” con la Bulgaria, il partito Bulgaria Progressista (PB) dell’ex presidente Rumen Radev, nato due mesi fa per iniziativa dell’uomo che è stato anche presidente della Repubblica, ha trionfato alle elezionicon circa il 44,6% dei voti. Si trattava dell‘ottava elezione anticipata in cinque anni in uno dei paesi politicamente più instabili del mondo occidentale.
Crollano i conservatori con il blocco GERB-SDS di Boyko Borisov al 13,3% che perde oltre la metà dei suoi consensi.
Non servono al filo-europeismo possibile i voti di PP-DB (Continuiamo il Cambiamento – Bulgaria Democratica) che tiene il suo elettorato al 12,6%, ma nulla potrà contro lo strapotere di Radev e le sue posizioni filo-Putin e anti-europeiste che certamente sposterà il paese su posizioni critiche verso l’invio di armi all’Ucraina e la richiesta di ripristinare le importazioni di gas russo. Va detto che la partecipazione al voto è stata del 50,5% degli aventi diritto: cioè il 50% dei bulgari al voto non c’è andata ed è possibile che Radev debba tenere conto anche di loro.
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Insomma mentre a Bruxelles si tirava un sospiro di sollievo per la sconfitta di Orbán a Budapest, un suo imitatore vinceva a Sofia.
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(20 aprile 2026)
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