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Non indicano uno straccio di programma di sviluppo per l’Italia, si insultano e si indignano. Ma che politica è?

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Il dibattito parlamentare dell’11 giugno ha offerto una serie di spettacoli indimenticabili per la loro pochezza, una serie di interventi indimenticabili per il loro carattere greve e di nessuna utilità politica e, con chiarezza adamantina, ha raccontato una politica italiana vuota di valori, vuota di obbiettivi che vadano oltre la vittoria nel dibattito e il punto percentuale in più nel sondaggio, vuota di programmi e senza, apparentemente, nessun orizzonte politico di sviluppo per il paese. Con altrettanta chiarezza è stata offerta la pienezza di livore verso l’avversario, considerato ormai soltanto un nemico da distruggere.
Sullo sfondo un’Italia asfittica, senza futuro, la cui classe politica non offre nessuna speranza di sviluppo che vada oltre il domani e la crescita dello zero virgola pochissimo, salvo aggiustamenti di ulteriore pochissimo.

Non stupisce, dunque, che i giornali si siano soffermati sul patetico intervento del Silvestri a 5stelle che si è soffermato su ginocchiere (forse voleva dire genuflessioni, ma non gli suonava abbastanza a 5stelle), all’interno di un discorso troppo vuoto per essere ricordato altrimenti.

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Meloni difende con le unghie e coi denti tutto quello che non ha fatto – e non ha fatto nulla di ciò che ha promesso dunque sta difendendo se stessa, non il suo operato dato che del suo operato, disastri a parte, non c’è traccia. Nemmeno lo sfruttare 210miliardi di euro ottenuti grazie a Giuseppe Conte le è riuscito e non le resta che gridare; con le grida ha vinto le elezioni con le grida difende ciò che non ha fatto come se l’avesse fatto. Il 2027 è dietro l’angolo e lei sa che agli italiani paice chi più forte degli altri. Non è escluso che vinca di nuovo. E a mani basse.

Dall’opposizione il nulla non cambia, mica per citare La Storia Infinita che sono già troppi quelli che ne abusano, anzi: avanza. L’intervento di Schlein era assai prevedibili e ha snocciolato il solito lungo esempio che Schlein snocciola dal 2022 (lista lunghissima, raccontata inserendo le pause puntualmente dove non devono stare, che non consentono al suo PD di schiodarsi dal 22% basso, ma pare che lei non se ne accorga); del M5s si è già detto, sembrano un disco rotto, e ripetono le solite cose. In questo caso ripetere non giova. Brilla Renzi che ha scelto la strada del teatro dentro il parlamento: efficacissimo nel raccontare la Meloni Lady Tax di cui vuole burlarsi, abile tessitore di alleanze (che a livello locale funzionano pure assai bene), è consapevole di essere tagliato fuori dai giochi. Nonostante i brillantissimi interventi Italia Viva non esce dal 2,5% quando va bene. Il resto dell’opposizione non è pervenuta, non ancora almeno. E il programma del tanto sbraitato campo largo non è nemmeno accennato.

Il dibattito tra accuse e palla dall’altra parte del campo, tra ironie e interventi volgarotti, tra liste e listoni, con Meloni sempre e comunque protagonista (come le suona a Pozzuolo rimarrà negli annali), va avanti. Nessuno dice niente a nessuno, nessuno parla all’Italia che vota, all’Italia che sogna, all’Italia che vuole crescere. Nessuno parla, né pensa, all’Italia de giovani che è senza futuro e se ne va all’estero. Nessuno parla all’Italia che oggi è pensionata e domani non lo sarà più. Parlano solo a loro stessi. Parlano per dimostrare l’un l’altro di avere ragione, di essere nel giusto, ma nessuno sembra avere uno straccio di programma politico, di sviluppo; nessuno sembra avere in testa un’idea di Italia. Vogliono imporre un’ideologia, non ispirare un modello di paese e un’idea di sviluppo. Non sono dei leader. Sono dei burocrati di partito che giocano allo statista, ma non hanno la caratura, non hanno la preparazione e visti da lontano è chiaro che non conoscano nemmeno le regole.

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(12 giugno 2026)

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