Oggi iniziano i Mondiali di Calcio di Casa Trump e vicinato obbligato, che dureranno una vita, come al solito, servendo ormai più agli organizzatori e agli sponsor che agli appassionati di calcio. L’incipit non è stato granché: un arbitro somalo cui è stato rifiutato l’ingresso in quanto somalo; la viscida guerra contro l’Iran (e nessuno qui è pro-teocrazie, siamo solo contro la guerra senza se e senza ma); controlli approfonditi su nazionali proveniente dall’Asia o dal Medio Oriente e assai più blandi per le altre; trionfo di trumpismi e infantinismi pro-Trump renderebbero difficoltoso il mantenere la nostra linea editoriale.
Dunque la scelta più coerente con i nostri obbiettivi è decidere di non parlare, non seguire, e non dare visibilità a questo evento che è il trionfo di tutto ciò in cui non crediamo; l’ennesima dimostrazione che questi sono tempi in cui la violenza e la protervia sono eletti a potere esecutivo, nella politica come in certo sport.
Se inseguissimo solo i click dovremmo parlarne, ma desideriamo che lettrici e lettori ci apprezzino per la nostra coerenza, non per la rincorsa alle ricerca del grosso pubblico (che comunque ci leggerebbe una volta e basta): pensiamo che anche la rincorsa alla quantità debba essere degna e intellettualmente onesta. Dunque la decisione è presa. Dovevate saperlo.
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(11 giugno 2026)
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