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HomeNotizieCome se fosse una cosa seriaLe "polemiche surreali" e tutti i dolori del Giambruno

Le “polemiche surreali” e tutti i dolori del Giambruno

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di Giancarlo Grassi

Si precisa che non si ha molta simpatia per lo stile della conduzione giornalistica a marchio Mediaset, diciamo così, e che quindi una certa gilettica leggerezza nel lanciare le provocazioni – leggi di Giambruno il “se ti ubriachi il lupo lo trovi” – salvo poi incazzarsi per le reazioni alla propria provocazione, entra nel meccanismo del basta che ne parlino e fa parte del gioco che ha reso la corazzata della famiglia Berlusconi quella roba che è.

Francamente che il Giambruno sia marito della presidente del Consiglio non ce ne frega niente, ed è noto che la sua carriera era già consolidata prima che la moglie diventasse la nuova divinità alla quale rivolgersi per la risoluzione di tutti i problemi, perché la fiducia è una cosa seria, dunque il giambrunesco prendersela col mondo perché attaccando me si attacca mia moglie era già ampiamente prevedibile, fa parte di quella zona informativa cresciuta dentro le destre, ampiamente sponsorizzata ad uso personale dal capofamiglia scomparso, alla quale Giambruno non può essere estraneo considerando le reti per cui lavora ed è, soprattutto, una baggianata. Giambruno viene attaccato perché ciò che dice non è accettabile, nei contenuti e nei modi.

Anche se è ovvio che se lavori per Rete 4 è a quel pubblico che ti rivolgi e quindi il tuo messaggio deve arrivare a quella fascia di pubblico, e sappiamo a che fascia si rivolga quella rete, è difficile riuscire ad accettare che si possa commentare una violenza come quella di Caivano o a qualsiasi violenza tu ti riferisca, come un simile superficialità significa lanciare un messaggio semplice sentendosi portatore di una verità, e non di un’opinione. E tutto il resto, il correttissimo cappello introduttivo e l’altrettanto correttissima chiosa del Giambruno scompaiono. E non per amore di polemica. Se poi aggiungiamo i più che discutibili recenti commenti sul climaÈ luglio, Il caldo non è poi una grande notizia”, e sul ministro della Sanità tedesco Lauterbach in visita in Italia, lo straordinario “Se fa troppo caldo stai a casa tua nella Foresta Nera”, il Giambruno ha veramente poco spazio per gridare al lupo. Se poi volesse provare ad uscire dal linguaggio di famiglia, quella delle destre non la sua della quale non ci frega un accidente, che sembrano avere imposto l’espressione “polemiche surreali” – che almeno toccherebbe sapere cosa era il surrealismo da cui l’abusato aggettivo – farebbe un favore persino a se stesso. Ma non ci aspettiamo tanto.

Ci aspetteremmo, ma sappiamo che fine fa chi vive sperando, che Giambruno e i giambrunisti – tutti quelli che corrono in televisione alla difesa di Meloni e del suo entourage – si rendessero conto dei danni dell’uso di un linguaggio spesso al limite del servile e poco o per nulla obbiettivo, utilizzato per tradurre e giustificare le intemperanze verbali di chi commenta in televisione con la pancia ma poi le polemiche sono surreali. Se poi coloro che si indignano per certe uscite infelici lo fanno “o perché in malafede o perché hanno seri problemi di comprendonio”, siamo sempre al Giambruno che fa il Giambruno e al Tal dei Tali che fa il Tal dei Tali. E se va bene a loro figurarsi se non va bene a noi.

 

 

 

(30 agosto 2023)

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