di Daniele Santi

Il meraviglioso mondo delle destre e dei loro giornali di opinione regala un altra delle chicche, dicasi avvicendamenti, ai quali ci hanno abituato come se fossero realmente necessari al credo unico e assoluto chiamato propaganda. La notizia arriva dunque come un fulmine a ciel sereno, soprattutto per il protagonista, e vede il pensionamento anticipato di Mario Sechi fino a poche ore fa direttor di Libero – corazzata editoriale da 19.000/20.000 copie al giorno in cartaceo e copie digitali paganti (abbonamenti e vendite singole su tablet/smartphone) che si mantengono stabili tra le 1.500 e le 2.000 copie giornaliere, almeno secondo i dati diffusi da ADS (Accertamenti Diffusione Stampa).
Mario Sechi, quando si dice l’accanimento del destino, viene detronizzato proprio mentre gli assegnano la scorta per le minacce della galassia anarchica a seguito di alcuni suoi articoli sugli esponenti anarchici (Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone), saltati in aria a Roma mentre, pare, stavano costruendo ordigni esplosivi. Sechi si era espresso sulla questione alla maniera di Sechi con alcuni editoriali ritenuti probabilmente necessari dallo stesso Sechi. Sechi non l’ha presa bene e ha affidato le sue pene a un post su X: “Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti”. E nemmeno gli ha chiesto il permesso. Lo ha sostituito con Alessandro Sallusti, così, senza anestesia.
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L’azienda ha reso noto, lo scrive Il Foglio, che la giubilazione di Sechi sarebbe “un normale avvicendamento deciso dai vertici aziendali” da tempo e con pieno diritto, perché comanda chi paga (sono parole di gole profonde comuniste, quindi dategli il peso che hanno) per il non troppo entusiasmante corso dato a Libero da Sechi che ha perso negli ultimi mesi un sacco di poltrone. Quando di dice la sfiga.
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(28 maggio 2026)
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