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“Erdogan non tocchi i Curdi”, disse Trump. “Anzi, li tocchi”. E via con gli attacchi aerei

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di Daniele Santi #Erdogan twitter@gaiaitaliacom #Curdi

 

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Abbiamo assistito negli ultimi giorni alla più schifosa manifestazione di menefreghismo, di voltafaccismo, opportunismo e viscidismo. Il presidente a stelle e strisce che governa tutti i sovranismi ha deciso che il suo impegno contro l’Isis doveva finire lì ed ha ritirato i soldati USA. Il primo annuncio: via dalla Siria. E orgasmo di Erdogan. Secondo annuncio: solo poche centinaia di soldati lasceranno la Siria. Bugia. Terzo annuncio, ma da parte dei turchi: “Bombardate 181 basi di terroristi”.

I terroristi, per Erdogan, sono i Curdi. E non i miliziani dell’Isis.

Dunque il governo USA ha abbandonato a loro stessi, e li ha lasciati vittime degli aerei di Erdogan – il presidente che si è fatto un colpo di stato da solo, il presidente che arresta i giornalisti accusandoli di terrorismo, il presidente che chiude i giornali, che chiama i tedeschi “nazisti” – i Curdi: il popolo che ha sacrificato la sua gente per sconfiggere l’Isis, territorialmente sconfitto ed isolato nelle carceri di massima sicurezza della zona, carceri che grazie all’attacco turco rimarranno senza custodia con i terroristi liberi di uscire e di riformare la nera forza islamista del Califfato al quale, è ormai evidente, Erdogan guarda con simpatia pari a quella iraniana.

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Così mentre l‘Unione Europea vergognosamente cincischia, immobile come sempre di fronte alle grandi questioni internazionali, mentre l’ONU si riunisce nelle prossime ore – non sia mai detto che ci si muova troppo in fretta – le forze turche attaccano il nord della Siria, distruggono basi curde che definiscono basi terroristiche, ammazzano donne e bambini, che sono civili e non terroristi e la faccenda si fa serissima se è vero che addirittura Vladimir Putin principe di tutte le destabilizzazioni si è preso la briga di chiamare Erdogan e dirgli “Fermati”.

Il dittatore autoproclamato della Turchia neo-ottomana non si ferma: lui odia i Curdi perché lo minacciano in parlamento, perché il loro stato è ricco, li odia per la loro civiltà e la loro cultura. Erdogan è un uomo assetato di potere al quale la pace non interessa; lui delira nel suo sogno di ricostruire una grande Turchia che arrivi dall’Asia alla Siria e non si fermerà, se qualcuno non lo ferma, nemmeno di fronte ad un genocidio insensato e crudele permesso anche da coloro che di fronte alle sue minacce tacciono, attendono o si ritirano.

E’ già tardi, ma non sarà troppo tardi, per muoversi: lo diciamo, a nostro rischio e pericolo, alla banda di infantili giocherelloni che siedono su troppo comode poltrone e che vanno dal Cremlino alla Casa Bianca, passando per Strasburgo per arrivare a Pechino, e maneggiano il mondo con i piedi.

La distruzione delle vite umane, da parte di demoni travestiti da governanti, non può tollerare nessun tipo di giustificazione.

 

(10 ottobre 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 


 

 

 

 





 

 

 

 




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