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Il M5S non vuole un governo con il PD, è solo la seconda fase della strategia di delegittimazione

Maurizio Martina, attuale segretario reggente del PD e l’ex premier Matteo Renzi (foto ANSA)

di E.T. #politica twitter@iiiiiTiiiii #governo

 

 

Bisogna dirlo chiaro: il M5S non vuole un governo con il PD. Le offerte sconce di prestazioni occasionali, come se stessero parlando con puttane a buon mercato, fanno parte della seconda fase di delegittimazione del PD di Martina il quale casca nella trappola e in perfetto sinistrese dice: “Bene l’autocritica [sic], ma non basta”. Matteo Renzi, che è un toscanaccio, non ci casca e ribadisce il suo no. Ma il punto non è questo.

Il M5S ha bisogno di una sponda debole sulla quale scaricare i suoi insuccessi prossimi venturi. Sono già tutti lì, e Di Maio non può certo fare la fine di Virginia Raggi che ha raccolto una capitale a pezzi ed ha completato il processo di devastazione; non può perché morirà Di Maio con tutti i Grillini. Non è detto che sia un male, ma nemmeno che sia un bene. Il M5S esprime un bisogno reale di cambiamento che gli Italiani vogliono. Non è la soluzione, ma in questo momento non sono la soluzione nemmeno gli altri partiti. Ci vogliono alcuni schiaffoni. E non se ne sono dati abbastanza.

La pressante richiesta al PD di fare un governo ha quindi differenti ragioni: la prima è che il M5S sa che non potrà mai approvare la più grande bufala di tutti i tempi, quel reddito di cittadinanza che se elargito alla dimaiese costerebbe 1,7 punti di PIL, ed ha bisogno di un alleato di governo per poter dire che la Legge non si è fatta perché il suo alleato – il PD – non l’ha voluta. In più il M5S ha bisogno di fare un governo, perché dopo avere ricevuto il 32% di voti il non farlo sarebbe un disastro. Per la Casaleggio Associati prima che per il Movimento e per tutti coloro che c’hanno messo la faccia in quella storia lì pensando di avercela, una faccia. Il M5S non può nemmeno fare il governo con la Lega perché dovrebbe tirarsi dietro Burlesconi, che ha molto più potere di quello che Salvini fa sapere (sappiate che Salvini deve rendicontare anche a Bossi e Maroni), ma si guarda bene dal dirlo. In più la più grande bufala di tutti i tempi, quel reddito di cittadinanza che se elargito alla dimaiese costerebbe 1,7 punti di PIL, cozza con l’altra bufala irrealizzabile della flat tax al 15% per tutti, quella che renderebbe Berlusconi immensamente più ricco e Mediaset anche.

Dunque ci vogliono gli utili idioti individuati nel PD di Martina, perché Di Maio sa che con Renzi non c’è trippa per gatti.

Il M5S non è in grado di governare. E’ arrivato al potere grazie alla continua opera di delegittimazione operata nei confronti di uno degli unici due partiti italiani che, con tutti i suoi difetti e le sue ombre, sappia produrre una classe dirigente: il PD (l’altro è la Lega), ed è proprio contro il PD che ora ha dato il via alla seconda parte della strategia di delegittimazione. Se non andranno al governo, ed il M5S un governo non lo vuole fare, i servi della Casaleggio Associati daranno la colpa al PD che non ha risposto alle loro sirene. Se andranno al governo col PD, e quest’ultimo non avvallerà il varo delle loro proposte-bufala, incolperanno quest’ultimo di avere sabotato la loro strategia di governo.

Sono i metodi che Nicolas Maduro ha messo in atto in Venezuela dall’immediato post-Chavez e che ha prodotto, in un contesto del tutto differente, le devastazioni che sono sotto gli occhi di tutti e che molti esponenti del M5S hanno più volte dichiarato essere i positivi effetti del post-Chavismo dell’ex incolto taxista che ha affamato una nazione.

Cosa c’entra con l’Italia Nicolas Maduro? Nulla se non per un piccolissimo ed insignificante particolare: le caratteristiche socio-culturali di coloro che lo hanno votato in patria sono simili in tutto e per tutto a quelle di coloro che hanno abboccato ai messaggi-bufala dei pentastellati.

Questi ultimi hanno un’altra possibilità, che mi permetto di suggerire. Qualora non ci abbiano già pensato sappiano che potrebbero rivolgersi a Pierluigi Bersani (quanto gli è piaciuto essere insultato in streaming!) e ai suoi sodali di Liberi e Uguali… Certo dovrebbero cancellare  e rimangiarsi tutti gli insulti rivolti a Laura Boldrini, ma non avranno problemi essendo specialisti in equilibrismi che farebbero arrossire il più sfrontato tra gli sfrontati.

Ora insultateci.

 

 




 

(7 aprile 2018)

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