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Avanti piano, quasi “endrio”

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Questo è un detto veneziano, che, secondo me, potrebbe rendere bene l’idea di come sono andate queste votazioni per molti, ma prima di tutti per il partito della Premier, anche se ha fatto abbastanza notizia la dichiarazione di Giorgia Meloni che si è dimostrata entusiasta dell’esito delle votazioni, semplicemente per la “vittoria”, giunta dopo previsioni a lei sfavorevoli, per l’elezione del sindaco di Venezia. Per lei, come di consueto, ha vinto la sua coalizione.
Ma procediamo con ordine per capire cosa c’è di vero.

Le elezioni amministrative si caratterizzano per le tante liste civiche. Personaggi che sono conosciuti localmente e che vengono scelti non tanto per l’appartenenza a questo o a quel partito, ma perché ritenuti in grado di svolgere un buon lavoro se eletti. Queste elezioni hanno visto poi solo un capoluogo di regione coinvolto e, nel complesso, molti comuni medio-piccoli.

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Se andiamo ad analizzare i risultati, ad esempio, che riguardano la “grande vittoria” del centro destra a Venezia, troviamo che del 51% di voti che ha preso il neosindaco Simone Venturini, il 30,1% è andato alla sua lista civica, ossia a persone che, sostenendolo, erano estranee alle liste dei partiti. Quindi quasi il 60% di chi ha scelto Venturini come sindaco, non ha votato per nessun partito che lo sosteneva. Tanto che il partito di Giorgia Meloni ha totalizzato la bellezza del 12,9% di voti! Solo il PD ha raccolto il 24,8% di voti, più della somma di tutti i partiti che hanno sostenuto Venturini. Non mi sembra il caso di essere troppo entusiasti.

Altro dato significativo è, a mio parere, la vittoria di Vincenzo De Luca a Salerno. De Luca è riuscito nel difficile compito di vincere pur senza essere sostenuto da alcun partito della coalizione di centro sinistra. Ma il caso eclatante è che De Luca non ha solo vinto, ha stravinto. Nessuno ha avuto un successo personale così importante al primo turno sui capoluoghi di provincia. Per intenderci il centro destra, compatto, ha raccolto un umiliante 15%.

Altra considerazione significativa è stato il risultato ottenuto da Lega e Movimento 5 Stelle. Pur non essendo disponibili dati consolidati per partito, la Lega ha perso praticamente ovunque rispetto alle elezioni precedenti. Anche qui stiamo parlando dei Comuni maggiori. Il dato che ho notato raramente ha superato il 5%.
A proposito del 5%, se ci fate caso, il Movimento 5 Stelle, che dovrebbe, in teoria, essere una componente fondamentale del famoso “campo largo”, credo che non abbia mai superato la famosa soglia del 5%, alla faccia di quel 13% del quale parlano i sondaggi. E questo è un altro dato che dovrebbe far riflettere. Oltre tutto, in diversi casi, il M5S non si era presentato con gli altri partiti del campo largo, ma il 5% non l’ha raggiunto nemmeno dove si è presentato da solo.

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Per trarre conclusioni definitive, dovremo comunque aspettare l’esito dei ballottaggi. Per ora, dei Comuni principali, solo in due casi è cambiata la maggioranza segnando un pallido uno a uno tra i due schieramenti. Dopo i ballottaggi ne sapremo di più. E potremo cercare di capire quanto questi risultati possono dare indicazioni in prospettiva delle prossime elezioni politiche.

 

 

(28 maggio 2026)

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