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La carbonara oltre la fede

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di Massimo Mastruzzo
Massimo Mastruzzo

C’è chi mette l’olio sul fuoco, e chi mette i tavolini sul sagrato. A Montirone, nella giornata delle cresime, qualcuno ha pensato che fosse il momento ideale per celebrare non solo lo Spirito Santo, ma anche la carbonara. Che sia chiaro: amo la cucina italiana (anche se, da esteta del guanciale, confesso una debolezza per la cacio e pepe), e riconosco alla carbonara il diritto inalienabile di esistere su ogni tavola. Ma le fettuccine di buon senso dovrebbero accompagnarla.
La cresima è un sacramento che, per i credenti, segna un passaggio importante: un rito pubblico, solenne, che mette in relazione il sacro e la comunità. Il sagrato non è un parcheggio per tovaglie a quadretti; è la soglia di un luogo consacrato, quel piccolo limbo che separa il profano dal sacro. Metterci sopra tavolini e posate è, al minimo, una scelta di cattivo gusto; al massimo, una coreografia politica.

Non si può guardare il fatto senza notare l’ironia tragica: una maggioranza che ama sbandierare la propria cristianità — “sono madre, sono cristiana”, recitano gli slogan — che lo stesso giorno organizza un banchetto dove il profumo dell’aglio si mischia all’incenso. È un uso della fede “ad personam”: un siparietto che trasforma la devozione in scenografia elettorale. E se l’intenzione fosse davvero solo quella di mangiare bene? Allora sarei pronto a congratularmi per l’ottima scelta del menu. Ma la coincidenza induce domande legittime: chi ha autorizzato i tavoli sul sagrato? Il parroco è stato consultato? E il vescovo, monsignor Tremolada, come l’avrà presa?

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Se poi vogliamo essere inclusivi nella pianificazione, va ricordato che non tutti in città festeggiano nello stesso modo: ieri, 27 maggio, i fedeli musulmani celebravano l’Eid al-Adha, una ricorrenza di grande significato. Un’amministrazione attenta avrebbe forse evitato sovrapposizioni che trasformano lo spazio pubblico in un palcoscenico affollato di simboli sovrapposti.

Non si tratta di vietare le sagre — le sagre sono splendide e nutrono cuore e comunità — ma di programmare con rispetto. Un buon calendario civico non è un optional: evita collisioni, preserva il decoro e, non ultimo, protegge la dignità dei riti religiosi. La politica che usa la fede come accessorio rischia di sfigurare entrambi: perde la fede e rovina la festa.
In attesa di un chiarimento dall’amministrazione e di qualche parola dall’autorità ecclesiastica, rimane il dubbio che in qualche stanza dei bottoni si sia confuso il menù con il programma civico. Dopotutto, la carbonara non ha bisogno di un sagrato per essere degna mentre la fede merita che il sagrato resti tale.

 

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(28 maggio 2026)

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