E’ curioso certo trionfalismo, venga da Donzelli o dalle donzelle, quel trionfalismo che fa dimenticare – ad esempio – che a Venezia ha vinto il candidato Venturini che con la sua lista è volato al 30,1% mentre FdI, Lega e Forza Italia insieme arrivano a malapena al 20,1% (il PD, da solo, prende più voti di tutti e tre). Significa che ha vinto Venturini e che il neo sindaco, con la sua lista che totalizza quei numeri, farà quello che vuole. Le destre hanno un problema. Salvini ne ha più di uno, per non parlare di Tajani. Questo a Venezia. Su 18 grandi comuni al voto, le destre ne prendono tre, sette vanno al centrosinistra al primo turno, uno lo conquista un civico e gli altri vanno al ballottaggio. Dove vedano trionfi Donzelli e donzelle non sappiamo, ma da qualche parte li vedranno. Noi vediamo rischi, considerando che agli elettori di destra troppe elezioni scocciano, a trionfaleggiare aspetteremmo il secondo turno.
Ad Avellino, ad esempio, di sigle di destra o centrodestra che si chiamino Forza Italia, Fratelli d’Italia o Lega non c’è traccia: molte denominazioni fantasiose (manca W La Mamma), ma dei partiti di governo non c’è traccia ufficiale. Quasi si vergognassero. A Salerno dimensioni lillipuziane per Fdi al 5,9%, Forza Italia al 6,5% con la Lega desaparecida.
I partiti di governo tengono a Reggio Calabria, ma dentro una coalizione larghissima nella quale brilla Azione di Calenda con il suo 2,5%, e fanno ironia sul campo largo. A Mantova a fronte di un PD al 37,9%, troviamo i partiti di governo al 13,0% (Fdi), Forza Italia insieme ad altre due liste al 6,1% e la sempre più gloriosa Lega di Salvini al 4,4%.
Dove Donzelli e donzelle vedano miracoli non sappiamo (e mentre loro vedono trionfi Vannacci li fa a pezzi a Vigevano) considerando che i tre partiti di governo insieme non fanno un terzo dei voti del PD.
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Vanno un po’ meglio le cose in Toscana, soprattutto a Prato, ma lì la sconfitta è netta. Ora attenderemo i prossimi giorni per continuare a riflettere su trionfi veri o presunti, insieme a Donzelli e donzelle, e cercare di capire dove partiti che hanno perso consensi in ogni città, e sono partiti di governo, vedano il loro trionfo. Intanto Vannacci affila le armi e se la prende con Marina Berlusconi chiedendosi “Chi è Marina Berlusconi?”, domanda un po’ sprezzante che farà anche bene all’elettorato che guarda a Vannacci come al nuovo vate, ma ci sentiremmo di dire che forse il generalissimo si è scelto il nemico sbagliato.
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(26 maggio 2026)
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