di Giovanna Di Rosa

E’ molto difficile spiegarsi, anche a distanza di tempo, come Andrea Orlando sia riuscito a perdere la Liguria in pieno scandalo Toti e a lasciare a Bucci la poltrona da presidente o perlomeno, si potrebbe spiegare con le insipide uscite pubbliche dell’ex ministro, con i suoi pochi argomenti quando appariva in televisione in non certamente entusiasmanti performance, ma sarebbe sparare sulla croce rossa e nessuno ne ha voglia. Nemmeno la croce rossa. Ma siccome il centro sinistra, e il PD in particolare, sono pervicacemente attaccati ai loro errori, sono riusciti a ripetere la stessa papera anche a Venezia: di fronte a un 38enne vivo e sgambettante, di bell’aspetto e che in pochissimo tempo è riuscito a far dimenticare di essere stato assessore di Brugnaro, il centrosinistra ha candidato un grigio senatore, che sta dove sta da tempo, segretario regionale del PD, che ha perso elezioni già vinte sulla carta con le stesse dinamiche, ci sia consentito dirlo, con le quali Orlando perse la Liguria.
Troppa fiducia? Programma fumoso? Troppo entusiasmo? Non sappiamo, ma Schlein farà bene a riflettere sulle mosse future perché con questi candidati, con questa fumosità, con questi faremo che poi non faremo niente, con la vittoria semplicemente perché esistiamo le elezioni si perdono. E ogni sconfitta galvanizza avversari alla canna del gas. E’ come viaggiare a tutta velocità su un’autostrada deserta e poi schiantarsi contro l’Autogrill.
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A poco servono le dichiarazioni raffazzonate sulla sconfitta che però è una vittoria e sulla coalizione che non c’è che però è compatta. Vincere a Venezia voleva dire chiudere la bocca agli avversari coi fatti, proprio come si sarebbe dovuto fare con Orlando (e poi si è fatto con Salis), in un immobilismo anche comunicativo che non serve nemmeno a Schlein (che ottiene a Venezia il 24,1% dei voti, nettamente primo partito, ma con la lista personale del Sindaco eletto che svetta a oltre il 31%, e qualcosa vuol dire). Perché sarete anche bravi ma se prendete meno voti del vostro avversario andate a casa. Si chiama matematica, non si chiama sfiga.
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(26 maggio 2026)
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