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La politica è cosa nostra?

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di Marco Biondi
Marco Biondi

Parto da due episodi di cronaca. Il primo, anche se già abbondantemente commentato in questi giorni, riguarda la colossale figura di “cacca” dell’aspirante Nobel per la pace coi capelli color carota che ha sovvertito le regole universalmente riconosciute del calcio, facendo revocare la squalifica ad un calciatore della nazionale statunitense.
La cronaca dice che Trump ha chiamato Infantino, il capo della Fifa (quindi del calcio mondiale) e gli ha chiesto di revocare la sanzione contro il calciatore della nazionale USA Balogun espulso nel precedente match contro la Bosnia. Questa telefonata Trump ha ammesso pubblicamente di averla fatta, quindi non parliamo di illazioni, ma di fatti.

Perché Infantino, non è stato capace di rispondere, con cortesia “I can’t do it! (nun se po’ fa)?”. Avrebbe potuto, ma non l’ha fatto e ha fatto in modo che lo squalificato Balogun potesse essere in campo nella partita successiva che gli USA dovevano giocare contro il Belgio.

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E perché, l’allenatore della nazionale USA, a fronte di una cosa così indegna, non ha pensato di far venire una febbre improvvisa al suo calciatore in modo che non fosse in campo comunque? Avrebbe potuto, ma non l’ha fatto. Lasciamo stare quello che è stato poi il risultato sul campo che ha visto il Belgio prevalere comunque e quindi eliminare la nazionale statunitense dal mondiale (cum summo gaudio magno urbi et orbi), ma perché persone così influenti e con ruoli importanti lautamente retribuiti non si sono ribellati a un simile disgustoso comportamento?
Ho una mia teoria, ma dovete aspettare che vi commenti un’altra notizia.

La notizia riguarda due funzionari dell’ambasciata russa in Italia che sono stati espulsi perché, si è scoperto, avevano ottenuto informazioni riservate sull’intelligence, sulla Nato e sull’industria della Difesa. Da chi le avevano avute? Da Gavino Raoul Piras, 59 anni, ex appartenente ai Servizi segreti e già sottufficiale dell’Arma, da Vincenzo Di Pasquale, 59 anni, anche lui ex Aisi. Altri indagati, quattro dei quali militari ancora in servizio fino a ieri, sono accusati, a vario titolo, di spionaggio politico e militare, procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato e rivelazione di informazioni classificate.
Quindi, l’amica Russia, così benevolmente protetta e incensata dal “campolarghista” Giuseppi Conte, e dall’ineffabile Salvini, sottrae, si dice contro generosi pagamenti regolarmente in contanti, informazioni preziose contro l’Europa, l’Italia, la Nato e l’Ucraina. Non male, direi. Doveroso precisare che l’inchiesta è ancora in corso e che le verità definitive ci saranno una volta completati i gradi di giudizio previsti dalla nostra Costituzione, ma l’aver espulso due funzionari russi significa che le prove in mano agli inquirenti non lasciano dubbi.

Eccoci, quindi, alle conclusioni: la Russia è nostra nemica. Nemica del nostro Paese, dell’Europa e della Nato. Chi continua a negarlo o è colluso o è incapace di intendere e di volere. Auspico che ci siano serene e rapide riflessioni da parte di chi vuole partecipare a qualsiasi coalizione di Governo, presente e futura.

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La seconda conclusione è amara. Quanto vale il “potere”? Quanto vale il potere di un Presidente che, se non assecondato, minaccia ritorsioni, vendette, punizioni, epurazioni? E quanto vale il “potere” di un dittatore che riesce a disfarsi dei nemici grazie a stupefacenti incidenti, a suicidi, ad arresti in barba a qualsiasi diritto universalmente riconosciuto? Chi può permettersi di rifiutarsi, di opporsi di fronte a tali dimostrazioni di potere? Non vi sembra ovvio cogliere un parallelo con le pratiche mafiose? Io sono il boss e faccio quello che voglio e tu o ti sottometti o ne paghi le conseguenze.

Aiuto!

Siamo nelle mani di personaggi spietati i pericolosi e noi, facendo finta di non accorgercene, continuiamo a combattere le nostre piccole battaglie, perché quelle più grandi non possiamo permetterci di combatterle. Per chiudere, e cercando di sollevarci da queste angosce, cito Zucchero Fornaciari dall’album “Shake” del 1991.
Una strofa del brano “Pronto” dice così: “Cristo siamo nelle tue mani – Non battere le mani – Per carità”.

 

 

(10 luglio 2026)

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