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Chiesa e omosessualità, siamo alle solite

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di Marco Maria Freddi
Marco Maria Freddi

Sul tema delle coppie omosessuali e della loro dignità, Papa Leone XIV ha confermato la linea della Chiesa: no a benedizioni rituali o formalizzate per le unioni tra persone dello stesso sesso. È una scelta che evidenzia la contraddizione e l’ipocrisia di un’istituzione che afferma che ogni essere umano è opera di Dio e che pertanto non c’è alcuna differenza tra essere eterosessuale o omosessuale, eppure esclude dalla pienezza del riconoscimento sacramentale.
Non mi stupisce, ma resta un nodo politico e morale. Le dichiarazioni generiche su pace e guerra, i duelli mediatici con leader come Trump, non incidono sulla vita concreta delle persone quanto le norme su orientamento sessuale e dignità. Dal pulpito si predica un’umanità universale, nella prassi resta una gerarchia di accesso ai segni di accoglienza.

I pontefici cambiano, la dottrina sul controllo dei corpi e dei desideri resta. Da Giovanni Paolo II a Leone XIV, la sostanza non si è mossa. Intanto la Chiesa porta il peso di scandali sessuali, finanziari e di abusi su minori e donne, documentati in più Paesi. Eppure continua a proporsi come autorità morale, distinguendo chi è pienamente accoglibile da chi resta ai margini: “benedicibile”, ma non riconoscibile. È lo stesso meccanismo che indigna nel caso Epstein. Non solo le violenze dirette, ma il sistema che le ha rese possibili, coperte, sfruttate.

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Per decenni la Chiesa ha trasferito e protetto responsabili di abusi, mantenendo intatta la pretesa di superiorità etica. Dopo due millenni di potere su corpi e coscienze, oggi quell’istituzione fatica a reggere il peso delle proprie contraddizioni. Eppure rivendica ancora il diritto di dettare norme sulla vita affettiva e sessuale. La distanza tra dottrina e realtà quotidiana di donne e uomini, con le loro relazioni e identità, resta enorme. Da qui la domanda politica, concreta. Perché l’Italia non recede unilateralmente dai Patti Lateranensi, firmati in epoca fascista, che garantiscono ancora oggi privilegi normativi ed economici a una confessione?

Secondo diverse stime, tra 8×1000, esenzioni e finanziamenti diretti, il costo per lo Stato si aggira intorno ai sei miliardi di euro l’anno. Sono risorse pubbliche destinate a un’istituzione che non rappresenta più la maggioranza sociologica del Paese. In una Repubblica laica, chi aderisce a una fede dovrebbe sostenerla con il proprio contributo volontario.
Laicità significa recidere i legami di dipendenza economica e di privilegio. Significa applicare la Costituzione: niente discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale, niente finanziamento pubblico a chi le pratica. Un punto qualificante nel prossimo programma di governo delle sinistre.
Finché questi nodi restano intatti, la pretesa universalità della Chiesa continua a tradursi in disuguaglianza istituzionalizzata.

 

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(8 maggio 2026)

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