di Marco Biondi

Mi ha incuriosito, qualche giorno fa, questa notizia, pubblicata sul Corriere.it del 23 aprile 2026. Secondo il giurista Fabbrini la sicurezza dell’Europa non va costruita da zero. «Il trattato Ced prevede già un esercito europeo dal 1952. Serve solo la ratifica di Italia e Francia per riportarlo in vita». Ho voluto approfondire e oggi vi dico cosa ho scoperto.
Il punto essenziale in realtà non è tanto l’esercito europeo, quanto la stessa architettura dell’Alleanza atlantica, basata sulla NATO. Infatti, al di là di quanto potrebbero decidere di fare i Paesi europei e la Comunità Europea, gli stessi principi di difesa stabiliti ai tempi dell’adesione alla NATO sono ora messi in discussione dallo stesso Paese fondatore, nonché, nei fatti, il suo azionista di maggioranza, ovvero gli USA.
Ripercorriamo brevemente gli eventi più recenti. Trump, dopo la sua ri-elezione, contesta l’impostazione della NATO, e dichiara, prima di tutto che i Paesi aderenti dovrebbero destinare il 5% del loro PIL ai programmi di difesa comune all’interno dell’organizzazione – l’Italia, in ritardo è all’1,5% scarso – per poi affondare il colpo e dichiarare i Paesi europei degli scrocconi che approfittano della generosità degli USA e non investono adeguatamente le proprie risorse nei programmi di difesa. Successivamente minaccia di uscire dalla NATO, lasciando quindi gli altri Paesi aderenti al loro destino.
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La posizione di Trump, e di molti americani, non necessariamente vicini a lui, come ha ricordato Federico Fubini sul Corriere.it del 20/4/2026, è che per ottant’anni gli Stati Uniti con le loro risorse, i loro mezzi militari, i loro uomini, i loro morti in Corea, in Vietnam, in Afghanistan, hanno permesso a noi di prosperare. La loro idea è che sono stati gli americani a garantire la pace e la libertà di navigazione che ha creato il commercio globale, facendo sì che italiani, tedeschi, giapponesi — gli sconfitti dell’Asse — prosperassero senza preoccuparsi troppo per la loro difesa. Adesso siamo fortemente a rischio che l’attuale Governo statunitense, alle prese con grandi problemi di consenso e di debito pubblico, decida di mettere fine a questa storia, puntando sul loro esclusivo interesse (MAGA).
Ma noi europei, come siamo messi con i nostri mezzi di difesa? Malissimo.
Gli americani attualmente “proteggono” gli europei con 85 mila dei loro soldati in oltre 40 basi in Italia, Germania (da dove Trump ritirerà 5mila uomini entro breve, almeno così ha detto il 2 maggio, vedremo come finirà) e altrove, e, soprattutto, offrono le loro armi nucleari come dissuasione verso possibili attacchi. In Europa, solo la Francia ha “qualcosina” certamente inadeguata nei confronti di grandi potenze come Cina e Russia, e anche la Gran Bretagna, pur disponendo di discrete risorse militari, oggi sarebbe coinvolta in un eventuale attacco esclusivamente quale membro della Nato, essendo uscita dalla Comunità Europea. La messa in discussione della NATO mette improvvisamente allo sbaraglio la difesa dei Paesi europei.
Dei Paesi europei, solo la Germania sta stanziando grandi risorse per rafforzare il proprio esercito e, se da europei può essere una buona notizia, i ricordi del passato non possono non gettare un’ombra di preoccupazione. D’altra parte, chi immaginava quattro anni fa dopo oltre settant’anni, che ci fosse un’altra occupazione militare in Europa? Eppure c’è stata. Confidare che la Russia non abbia altre mire, in caso di vittoria in Ucraina e che Cina e India non siano interessate, magari col tacito assenso degli USA, a prendersi con la forza qualcosa a casa nostra, potremmo escluderlo?
Allora ecco che si torna alla “vecchia soluzione”, quella del 1952. Un esercito europeo, gestito dalla Comunità Europea, che sia esso stesso parte degli accordi NATO finché ci sarà, ma che possa garantire TUTTI i Paesi della Comunità in caso di minaccia. Tra l’altro, in uno scenario del genere, anche la leadership dell’organizzazione potrebbe essere rimessa in discussione e la Comunità Europea potrebbe avere parità di diritti e di doveri rispetto agli USA.
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Cosa servirebbe? Tantissimo, in termini di tempi e di risorse, ma credo sia davvero l’unica soluzione. Avremmo però un grande vantaggio: potremmo investire in tecnologia bellica, acquisendone il know-how.
Interessante anche questa analisi del Corriere.it del 26/4/2026, che ci ricorda come attualmente attacco e difesa si facciano con droni al posto di missili e soldati. Mettersi al lavoro adesso, potrebbe consentire di attrezzarsi con le moderne tecnologie ed essere pronti “prima” a difendere i nostri confini.
Ulteriore vantaggio di un esercito europeo, sarebbe quello di escludere possibili tentazioni egemoniche all’interno della Comunità. Avere un esercito, come attualmente quello tedesco, molto più forte di quelli delle altre nazioni, senza la certezza di essere protetti dalla NATO, lascia una sensazione sgradevole. Meglio cautelarsi.
(2 maggio 2026)
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