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“Passata la festa, gabbato lo santo”: l’infantilismo amorale degli italiani

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di Vittorio Lussana

La Francia ha inserito nella propria Costituzione il diritto all’interruzione di gravidanza. Ma in pochi sanno che è arrivata una lettera al governo italiano speditaci dal Consiglio d’Europa – che ha sede a Strasburgo – perché il nostro Belpaese, che di bello ormai ha ben poco, non rispetta il diritto all’aborto delle donne, normato con la legge n. 194 del 1978 e confermato anche da un referendum del 17 maggio 1981. La solita figura da dissociati, insomma: una massa acefala di cattolici ritualisti, che credono di prendere il mondo per i fondelli, mentre in realtà siamo, spesso e volentieri, lo zimbello di tutti.

Se andiamo a guardare alcuni dati, quelli dell’associazione Luca Coscioni per esempio, scopriamo che i nostri consultori e le strutture sanitarie che effettuano l’interruzione di gravidanza sono stracolme di medici cattolici i quali, anche se obiettori di coscienza, dovrebbero per lo meno indirizzare le donne che vogliono abortire o assumere la pillola RU486 verso quelle strutture in grado di aiutarle. Niente da fare: non solo non rispettiamo la legge, ma con autentica faccia di bronzo abbiamo risposto che è tutto falso e che, quando saranno finalmente raccolti i dati ufficiali del ministero della Sanità, saremo in grado di dimostrare il contrario. Quattro parti in commedia, come al solito.

Sia come sia, il nostro attuale governo è convinto di dimostrare che l’invito di Strasburgo si basa su fake news e su dati raccolti da associazioni femministe e radicali che vorrebbero dimostrare come l’Italia sia un Paese che non vuole cambiare e che considera l’aborto una scelta elitaria, frutto di una sorta di edonismo sociale, poiché costringe le donne che vogliono avvalersi di uno strumento giuridico come la Legge 194/78 a un angosciante pellegrinaggio in altre regioni o, addirittura, in altre nazioni.

Tra noi e le norme giuridiche c’è sempre di più un abisso: non c’è niente da fare. Non solo siamo un popolo di familisti amorali, ma neghiamo persino di essere tali, falsi come Giuda Iscariota. Ovvero, colui che tradì Gesù consegnandolo ai Romani. Ma per quale motivo, di grazia, festeggiamo la Pasqua? Per trovare la sorpresa dentro l’uovo di cioccolata?

Qui da noi, non ci preoccupiamo mai di andare verso il disastro, nella convinzione di poterlo evitare all’ultimo momento, magari con un bel voltafaccia. Abbiamo un problema culturale grosso come una casa, altroché no, poiché affetti da un infantilismo, che ci caratterizza come dei ragazzini perennemente immaturi. E allora buona Pasqua, cari familisti amorali: impiccatevi pure alla corda che più vi aggrada.

Proprio come fece Giuda Iscariota.

 

(29 marzo 2024)

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