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Con le bombe in cortile

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di Marco Biondi

Ho l’impressione che la variegata umanità che vive nei paesi definiti occidentali, stia facendo molta fatica a rendersi conto che quello che sta succedendo vicino alla propria casa. Come novelli ballerini del Titanic, la grande maggioranza delle persone continua a coltivare le proprie vite basate sull’effimero, quasi infastidita dall’eco delle notizie che provengono dai Paesi in guerra, alcuni molto vicino a noi.

Esiste, nel nostro continente, un Paese enorme, agli ordini di un farneticante dittatore appena rieletto a furor di popolo per un nuovo mandato di altri cinque anni, grazie solo alla totale assenza di antagonisti, carcerati, uccisi, o vittime di strani incidenti, e al pedissequo controllo dell’informazione.

Quel Paese ha invaso più di due anni fa l’Ucraina per fame di potere e mire espansionistiche, come se la storia del secolo scorso non avesse insegnato nulla. L’Ucraina si sta difendendo a prezzo d’inumane perdite, dando fondo a tutte le risorse, proprie e provenienti dai paesi amici, senza nemmeno aver coscienza di quanto tempo le rimanga per evitare la disfatta, che sarebbe avvenuta rapidamente senza il sostegno dei Paesi occidentali.

Intanto, innervosito dal trascorrere inesorabile del tempo, senza riuscire a venire a capo di un’operazione che, nelle intenzioni, doveva appunto risolversi nel giro di pochi giorni, il tiranno non perde occasione per minacciare di allargare il conflitto verso chi, già dal primo giorno di invasione, sta sostenendo la resistenza ucraina. Sconfinamenti di aerei, errori di mira, leggerezze negli attacchi minacciano, giorno dopo giorno, lo scoppio di una terza guerra mondiale, questa volta con munizioni nucleari. Basta nulla e ci ritroveremmo sul baratro della fine.

Nonostante tutto ciò, le notizie della guerra in Ucraina sono lentamente scivolate dall’ordine delle notizie nei telegiornali. Fatto salvo rare eccezioni, ci vengono proposti un breve aggiornamento dei nuovi attacchi, delle vittime dei missili, delle distruzioni e del sacrificio dei civili, troppo spesso in coda a altre notizie – non solo quelle dell’altra guerra, assurda e fratricida, scoppiata, chissà perché e per volere di chi, nel vicino Israele.

Ormai fa quasi più notizia la separazione di Fedez e Ferragni, o il giornaliero chiacchiericcio dei politici in cerca di visibilità e di voti, oppure la vuota propaganda di regime, verso le magnificenti opere del Governo, anche se nulla hanno a che fare con quanto promesso in campagna elettorale.

E ignari di tutto ciò, noi, in Europa, continuiamo a farci bloccare qualsiasi iniziativa dalla deriva populista che ha conquistato alcuni Paesi aderenti, apertamente schierati a sostegno del dittatore russo. E così, vittime – l’Ucraina prima di tutti, ma poi anche chi la sostiene – di danni immensi, non possiamo nemmeno permetterci di usare i beni confiscati, giustamente, agli oligarchi, per continuare a finanziare la resistenza. Basta nulla, in questa “finta” Europa, per mettere il veto, senza paura di ripercussioni. Sarebbe così semplice, se ci fosse una leadership coerente e determinata, che venissero tolti i fondi europei a quei paesi che, non rispettando la volontà della maggioranza, impediscono all’istituzione europea di funzionare come dovrebbe. Ma purtroppo ciò non accade, perché manca la volontà, la determinazione, la consapevolezza dell’urgenza, mentre il tempo inesorabilmente passa e i pericoli aumentano.

Ci aspettano, tra poco più di due mesi, delle elezioni che sono vitali per la sopravvivenza dell’istituzione europea e per il supporto all’Ucraina, divenuta ormai il baluardo di resistenza verso le mire espansionistiche antidemocratiche della Russia. I nostri partiti maggiori stanno, col solito disgustoso bilancino, a pesare il proprio potere, senza dirci per quale Europa ci chiedono il voto. E almeno un elettore su due è pronto a disertare ancora una volta le urne, magari per privilegiare una gita al mare o una scampagnata.

Chi è causa del suo male, pianga se stesso, dicevano i vecchi saggi. Se non si vuole vedere, se non ci si vuole impegnare, se non ci si vuole informare, poi, per favore, non ci venissero a fare le morali. Se l’Ucraina alzasse bandiera bianca, noi europei potremmo dire addio a ottant’anni di pace e nulla sarebbe più da escludere. Il pacifismo, fine a se stesso, somiglia sempre di più al nobile al quale sta bruciando la casa, ma si chiude nella propria stanza per non far entrare il fumo.

Il problema delle carenze nell’informazione è quello dal quale non abbiamo ancora capito come difenderci. L’informazione è sempre più di parte e non verificata e le persone si informano sono sempre di meno. Prevalgono i reel, i tik tok, le storie di VIP da sbirciare attraverso il buco della serratura, e la prevalenza del nulla verso l’informazione vera è in continuo aumento.

Se l’umanità di sta avviando sempre più velocemente verso la propria auto-estinzione, probabilmente è perché lo merita. E questa non è una bella sensazione, soprattutto se si pensa alle generazioni più recenti. La colomba e le uova di Pasqua non mancheranno in buona parte delle nostre case. E noi potremo gustarcele, chiudendo la porta della stanza per non far entrare il fumo. Che tristezza.

 

(29 marzo 2024)

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