Il Green Pass e la “bolla” delle subculture di retroguardia #giustappunto di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana, #Giustappunto

I fatti di queste ultime settimane, relativi alle assurde proteste contro il ‘Green Pass’, hanno solamente ottenuto lo scopo di evidenziare alcune caratteristiche che contraddistinguono, da sempre, il qualunquismo delle destre italiane. Un’impostazione che non si richiama affatto ai Gentile, agli Einaudi o ai De Gasperi, bensì a Giovannino Guareschi, cantore di un’arcadia totalmente ‘apolitica’; a Guglielmo Giannini, inventore di un qualunquismo vociferante e plebeo; a Leo Longanesi, uno pseudoliberale mai dimentico di aver vissuto i suoi anni ‘ruggenti’ proprio durante il fascismo.

L’individuo-folla rilanciato dai negazionisti non è altro che un vecchio ‘detrito culturale’ del cosiddetto ‘soggetto atomico privato’ di Alfred Rosenberg. E la libertà reclamata a gran voce è solo quella delle mere comodità corporali, dell’avversione verso la scienza e le leggi in generale, di un’insofferenza verso ogni forma di correttezza comportamentale e sociale. In breve, l’autogiustificazione di ogni ‘mimetizzazione’ dietro alle bandiere del più vuoto propagandismo.

A furia di criticare tutto e tutti in nome di un fideismo anarcoide, inclemente e demolitore, ma che in realtà è solamente ‘crapulone’ e ‘casareccio’, i gregari del ‘negazionismo’ hanno da tempo smarrito ogni contatto con la realtà, delineandosi come un ‘magma’ umano in cui continua ad attecchire, pericolosamente, la diffidenza verso tutto ciò che è spontaneo e disinteressato, dedito a un sano principio di impegno civile o di volontariato sociale.

In buona sostanza, per certe subculture qualsiasi mezzo è buono pur di difendere e sostenere l’insostenibile. Senza mai rinunciare al vezzo, tutto autoreferenziale e narcisista, di deridere le idee sgradite, ciò che riesce veramente difficile a questo strano mondo è di riuscire a smettere di spacciare come ‘nuovo conformismo’ la propria storica ritrosia ad accettare le scomode procedure della democrazia rappresentativa e parlamentare. La loro organicità di vedute è ricavabile solamente ‘a segmenti’, ovvero tramite continue – se non infinite – selezioni tra ciò che è volgarmente retrivo o gerarchicamente ‘immobilista’ e quel poco che potrebbe rappresentare un vago senso di ‘azionismo’ concreto.

Insomma, siamo di fronte a un qualunquismo che non solo non tollera le idee altrui, ma non sopporta più neanche le proprie, poiché non rappresenta nient’altro che la giustificazione di ogni ambiguità; l’alibi di uno stucchevole complesso di inferiorità verso chi appare politicamente o economicamente vincente, rivelando, alla fin fine, un gusto tutto demenziale per i ‘ghiribizzi’ rispetto al ‘sudore dell’intelletto’; una libertà di pensiero disancorata da ogni genere di categorizzazione culturale; una disciplina sociale ‘screanzata’, che assimila le ‘fandonie’ del passato con le ‘frottole’ del presente; una corrività alle volte addirittura scurrile spacciata, con autentica ‘faccia di tolla’, come libertà di pensiero.

Una libertà di insulto che dimostra, unicamente, la disperazione di chi vive, ormai da decenni, in una ‘bolla’ immobilista puramente di retroguardia.

 

(30 luglio 2021)

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