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Berlusconi sputa il suo anticomunismo senile sul M5S e poi straparla di Governo

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di Daniele Santi #Politica twitter@gaiaitaliacom #Berlusconi

 

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Uscito dal catafalco politico del suo 7,7% attribuitogli dagli ultimi sondaggi, superato a destra anche dai suoi nipoti, Silvio Berlusconi torna alla carica e si rivolge con un intervento telefonico all’ormai morta Forza Italia, tornando ad attaccare i comunisti che ora si nasconderebbero, e va detto che si nascondono assai bene, nelle fila del M5S.

L’anticomunismo senile dell’ultraottantenne ex leader ed ex presidente del Consiglio e di Forza Italia conferma che le responsabilità politiche di quanto vediamo oggi succedere in Italia sono tutte lì, nelle parole scriteriate, che tali continuano ad essere, del fondatore di un impero mai stato così vicino alla sua morte politica.

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Berlusconi attacca a tutto spiano, ma lo fa straparlando e anche se ha sempre straparlato il suo non più così fluente eloquio porta a soffermarsi su tutto ciò che manca al suo discorso: la verità, innanzitutto. La lucidità, in secondo luogo. Un politico, leader di un partito di destra, che ha sdoganato tutte le peggiori destre possibili, che parla di comunisti infiltrati nel movimento populista più a destra dell’emisfero occidentale, per attaccare il governo più a destra che la storia d’Italia ricordi dopo il ventennio di Mussolini, è evidentemente un uomo che ha perso il senno politico. E nemmeno si capisce dove stia il senno di coloro che ancora lo ascoltano. Ma in questo paese tutto si fa per una poltrona. E anche di più.

Scrive Repubblica che Berlusconi ha parlato dei Cinque Stelle che “confermano non solo di essere del tutto inadatti e incapaci di governare, ma anche di essere prigionieri delle vecchie ideologie della sinistra [sic], che anche la sinistra ha ormai abbandonato. Quindi di tutto l’Italia avrebbe bisogno meno che di politiche veterocomuniste, pauperiste, giustizialiste, illiberali, che già stanno dando effetti preoccupanti”, frammento di discorso che è la cifra della lucidità politica del padrone di Forza Italia e di Mediaset. Berlusconi conclude poi promettendo “una dura battaglia in Parlamento sui temi economici e del lavoro”.

Non dice con quali voti ritiene di poter lanciare questa dura offensiva, considerando che il suo alleato più prezioso – quello che gli ha fottuto tutti i collegi uninominali e che ora si sente ministro di tutti i dicasteri d’Italia ed anche capo supremo del CSM – al governo con quei ragazzacci “prigionieri della vecchie ideologie della sinistra”, ci sta. E ne avvalla tutte le scelte non potendo fare altro. Perché se si oppone il M5S, primo partito alle ultime elezioni, gli dice ciao ciao e cambiano alleanza avendo la minoranza del PD pronta ad inginocchiarsi per soddisfare le loro fregole.

Poi, in chiusura, Berlusconi conferma il suo “europeismo” convinto. Perché bisogna sempre cercare di chiudere bene.

 





(15 luglio 2018)

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