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L’endorsement di Cuperlo ad Orlando è già certezza del fallimento

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di Giancarlo Grassi

 

 

 

 

 

 

La domanda è una sola. Che cosa è stato capace di fare Gianni Cuperlo nei suoi troppi lustri di carriera politica da grigio e frustrato intellettuale di una sinistra che non avrebbe avuto spazio nemmeno nel 1917, essendo totalmente autoreferenziale ed asservita all’oscuro cuperliano ombelico? Non sta a noi rispondere, starebbe a Cuperlo. Ma l’oscuro ed insignificante  ruminatore di citazioni colte alle quali si riferisce con la vanità di chi pensa di poter citare chiunque ad esclusivo beneficio del cuperliano ombelico di cui sopra, ha altre questioni di cui occuparsi. In primis il fallimento di tutte – tutte! – le avventure politiche che l’hanno visto protagonista. Asservito, come uomo dietro le quinte, come manovratore, perché lui si sente eminenza grigia, un po’ come l’ideologo della Lega che giace da tempo sotto un paio di metri di terra come tutti gli indispensabili, il buon Cuperlo “sente” dentro di sé di essere l’uomo adatto a muovere i fili. Quello che è disposto a sacrificarsi per una linea, per percentuali risibili. Gianni Cuperlo è la suorina peccatrice che in pubblico dà la colpa agli altri perché, come sanno bene i cattofascisti, il sincero mea culpa è un’esercizio difficile. Dunque Gianni Cuperlo di tutte le scissioni, che sempre rimane dove sta perché è incapace anche di decidere per sé, immaginatevi per gli altri, dopo avere sibilato come un cobra nelle ultime settimane, ha ora deciso di sposare la causa del ministro Orlando che si candida a segretario (perdente) del PD, spostando decisamente l’ago della bilancia verso il fallimento di quest’ultimo. Altro che “voglio ricostruire il PD”. Basterebbe ascoltare la base del partito, e noi la ascoltiamo perché anche questo è il nostro mestiere, per rendersi conto che gente come Gianni Cuperlo ha fatto il suo tempo e la stragrande maggioranza dei militanti la gente come Gianni Cuperlo non vuole vederla nemmeno ritratta in cartolina. Manco in rigoroso bianco e nero per fare pendant con l’old style cuperliano. Nell’ultimo incontro che ha fatto partire la poderosa [sic] campagna elettorale interna per la conquista della poltrona di segretario del PD che dovrebbe defenestrare Renzi e farlo definitivamente scomparire dalla vita politica nazionale, si è dato il via alla Crociata che vede uniti nella storica impresa Orlando ed Emiliano più i fuoriusciti della cosa rossa che nemmeno il PSE vuole tra i piedi, e che ha come unico obiettivo far fuori l’ex premier ed ex segretario votato da due milioni di persone alle primarie del 2013. Ed è questo il punto fondamentale: quello che i peones di quella che chiamano la sinistra PD vogliono, è sovvertire il risultato che i militanti del partito, quelli che danno loro voti e quindi poltrone e potere, hanno deciso con un voto popolare a grandissima maggioranza (Renzi prese quasi il 70% dei voti) dimostrando un disprezzo di questi ultimi senza fine. E’ evidente che se ne fregano altamente della base del partito ed agiscono per vendetta (e su commissione), perché di programmi per l’Italia, di indirizzi politici per il “nuovo” PD, di considerazioni che non siano l’agitare come una scimitarra la parola “sinistra” senza nemmeno preoccuparsi di darle almeno una parvenza di senso programmatico, nemmeno l’ombra. Queste, più alcune altre, le ragioni per le quali il nefasto endorsement di Gianni Cuperlo al Ministro Orlando nella corsa alla poltrona si segretario del PD non produrrà nessun effetto che non sia la disfatta. Tutto ciò che è stato politicamente sfiorato da Cuperlo è miseramente fallito. La sua inutile carriera negli antri bui di un intellettualismo da menopausa nelle stanze buie del PCI, PDS, DS ed ora PD sta tutta lì, pronta per essere valutata in tutta la sua nullità da chi ne abbia voglia.




 

 

(5 marzo 2017)

 




 

 

 

 

 

 

 

 

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