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Africa, più gli stati sono omofobi più i loro leader sono corrotti

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Uganda Gay Pressdi Giancarlo Grassi

La decisione del Kenya (uno dei paesi più omofobi di tutta l’Africa) di ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale per salvare le chiappe al suo vicepresidente William Rutu accusato di crimini contro l’umanità per i massacri post-elettorali del 2007-2008, e al suo presidente Uhuru Kenyatta che sarà processato il 12 novembre prossimo per gravi crimini, mette l’accento sull’omofobia come copertura dei gravissimi crimini di cui si macchiano i leader dei paesi più omofobi, guarda caso, e dell’utilizzo politico della caccia all’omosessuale. Vediamo alcuni esempi.

In Camerun, dopo che un paio di Ministri sono finiti nell’occhio del ciclone per omosessualità – alcuni giornali avevano fatto nomi e cognomi, poi la notizia è scomparsa dalla stampa nazionale – la recrudescenza delle violenze e della repressione contro gli omosessuali è stata drammatica: molti sono accusati senza prove, sbattuti in galera (dove vengono violentati e dove molti di loro contraggono l’HIV), ammazzati brutalmente, poliziotti entrano nelle chat line fingendosi gay e si presentano agli appuntamenti per arrestare gli ignari omosessuali . L’avvocato per i diritti umani Alice N’Kom e la sua famiglia sono minacciati quotidianamente per il loro lavoro a favore delle persone LGTB. Gli attivisti LGTB vengono ammazzati in casa loro. La Polizia non interviene e non fa indagini.

In Uganda il lavoro di lobbying di certi evangelisti statunitensi sui quali abbiamo abbondantemente scritto, il sudicio lavoro della stampa che un paio d’anni fa arrivò a pubblicare una lista dettagliata (vedi foto) di persone omosessuali comprensiva di indirizzi e numeri di telefono, ha favorito il risveglio di un odio antigay così feroce da non poter essere descritto che con la cronaca degli omicidi di odio, diretti soprattutto contro le donne lesbiche. L’ultima, con la testa fracassata dopo una finta richiesta d’aiuto di una finta lesbica complice degli assassini, è ancora in coma. Non si salverà. La Polizia non fa nulla.

In Nigeria, dove sono state varate leggi omofobe che prevedono fino a 14anni di prigione per coloro che siano gay, abbiano rapporti omosessuali, organizzino o partecipino a matrimoni ugualitari (anche all’estero), è stata varata una legge che permette di dare lo status di maggiorenne a qualsiasi donna sposata (anche a bambine di sei anni), legalizzando di fatto la pedofilia. Questo per salvare il culo a un politico che si era comprato una sposa bambina di 13 anni (in Egitto) per 100mila euro. La popolazione tace: i froci vanno ammazzati, e di fatto vengono ammazzati, sposare una bambina di 6 anni è farne una donna adulta. La Polizia è corrotta, dicono. E nel nord della Nigeria è in vigore la sharia.

In Zimbabwe, l’orrendo Mugabe, persona non grata in tutto l’Occidente a parte in Vaticano che apre le porte a tutti e le chiude in faccia solo a gay e lesbiche, ha vinto l’ennesima elezione (la quarta, a 89 anni) con un programma che non prevedeva riforme economiche e sviluppo, prometteva l’inferno per lesbiche e gay con toni da Torquemada della Mutua a cui solo può credere chi non si è posto il problema di vivere in un paese decente con un’informazione decente.

Il sito panafricano Mambaonline riporta quotidianamente notizie sulla drammatica situazione delle persone LGTB in Africa, ma raramente si sofferma sulla questione reale della “caccia al gay e alla lesbica” per sviare l’attenzione pubblica, distraendola dalla massiccia corruzione dei vertici dello stato e da leggi medievali che giustificano l’ingiustificabile.

Il vero male è l’ignoranza, non l’omosessualità.

 

 

 

 

 

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