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Fantasiosa ricostruzione di un incontro per spartirsi il mondo

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di Marco Biondi
Marco Biondi

Warming: questo non è un classico articolo di commento o di opinione, ma è un racconto. Ma, chissà, pur essendo un racconto “di fantasia”, potrebbe anche far riflettere. Buona lettura.

Era Ferragosto del 2025 e la guerra in Ucraina non accennava a placarsi. L’aspirante al Nobel per la pace, eletto nel novembre 2024, ma in carica da gennaio 2025 aveva promesso che avrebbe fatto finire tutte le guerre in corso nel mondo. Ci era rimasto male quando aveva scoperto che l’istituto per il Nobel, notoriamente svedese e comunista, non gli aveva assegnato l’ambita statuetta – e relativo premio in denaro – fidandosi solo delle sue promesse. In fondo era il presidente del più ricco, del più importante, del meglio armato e del più democratico Stato del mondo. Come si sono permessi?

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È pur vero che i colloqui che lui aveva avuto con il Presidente ucraino e con quello della federazione Russa non avevano portato risultati. L’Ucraina continuava ad intestardirsi a non regalare dei territori a chi li aveva invasi, mentre la Russia, con quello che aveva speso in oltre tre anni di guerra inutile, non poteva permettersi di non portare a casa nemmeno un minimo risultato. Quando poi – secondo qualcuno – l’occupante abusivo del ruolo di presidente della repubblica ucraina, si era permesso di chiedere il rimborso dei danni che in tre anni a mezzo aveva subito il suo Paese, era apparso a tutti evidente che non sarebbero riusciti a trovare nemmeno un’ipotesi sulla quale lavorare per far cessare la guerra.

Sia al Presidente dai capelli carota (che chiameremo “D”) che a quello con lo stesso parrucchiere di Berlusconi (che chiameremo “P”), era sembrato potesse essere una buona idea organizzare un incontro, in terra neutrale, e provare a trovare un accordo su come procedere. Il fatto che avrebbe avuto una rilevanza mediatica planetaria e che avrebbe regalato al mondo l’immagine di due capi di Stato che lavoravano per la pace, li avrebbe certamente aiutati. Fu scelta la Groenlandia. Qualche tempo dopo si sarebbe capito il perché di quella scelta.

Questo scritto vuole provare a ricostruire, con fantasia, quello che potrebbe essere successo. Ma che, sicuramente non è successo. È solo una fantasia e non una ipotesi. Non crediate che possa essere la realtà.

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D accoglie P mentre scende dal suo aereo da capo di Stato e gli fa trovare uno splendido “red carpet”, degno degli Oscar. Così i Nobel imparano come s’ha da fare!

Quando si ritrovano nella sala riservata per l’incontro, dopo aver verificato che non è cambiato nulla dai colloqui precedenti, chiedono a tutti di andarsene e di lasciarli soli. Certi che nessuno possa ascoltarli, iniziano a parlarsi, senza intermediari.

D e P iniziano parlando dei files Epstein. In realtà è P ad introdurre l’argomento e a dimostrare che ne sa parecchio.  Quello che dicono in proposito non fa parte di questa ricostruzione, ma sembra che D sia diventato particolarmente pallido, forse colpito da quanto P gli ha raccontato. Chissà?

A quel punto D parte con grande determinazione e chiede a P quali fossero le sue ambizioni. «Non puoi accontentarti dell’Ucraina, che, tra l’altro, non mi sembra nemmeno questa grande cosa. Secondo me, potresti puntare molto più in alto».

«In che senso», risponde P. «A me quella serve per tenere lontana l’Europa. Questi con la loro democrazia, con le loro regole e con la loro capacità economica globale, mi fanno davvero paura. Devo trovare il modo di limitarli».

«Caro P, devi pensare in grande! Se io e te ci mettiamo d’accordo, questi ce li togliamo dalle scatole in poco tempo»

«E come facciamo, scusa» ribatte P, «quelli sono nella NATO, che tu controlli. Basta che si faccia un passo sbagliato e questi ci annientano. Cosa hai in mente, in proposito?»

«Se io e te ci mettiamo d’accordo, la NATO te la tolgo io dalle scatole e ti lascio campo libero sull’Europa» risponde D, gustandosi lo sguardo incredulo di P. P mantiene ovviamente il suo aplomb, ma si vede che è incuriosito e ingolosito. Beve un sorso d’acqua, che si era portato dalla Russia, perché non si sa mai che qualcuno possa fargli qualche scherzo, e ribatte con malcelato imbarazzo: «Dimmi, D, cosa hai in mente? Perché a me potrebbe anche interessare, ma prima vorrei capire cosa mi chiedi in cambio».

«Guarda, è semplice» risponde D, «io mi vorrei prendere il Venezuela, che tanto a te non interessa. Una volta che mi sono preso le sue riserve di greggio, vorrei partire per dare una sistemata al Medio Oriente. C’è Bibi che si vuole togliere di mezzo i terroristi, e io ne approfitto per prendermi l’Iran. Così togliamo da quell’area il rischio nucleare, i soldi per foraggiare e armare le bande che rompono continuamente le scatole a Bibi, e io mi prendo un po’ di cose che mi fanno comodo, soprattutto il petrolio».

P fa un grosso sospiro, beve un altro sorso di acqua e inizia a pensarci. L’Iran è in buoni rapporti con lui, ma alla fine non è che riesca a fidarsi così tanto. Poi il fatto che abbiano l’effettivo controllo dello stretto di Hormuz, rappresenta un rischio latente per tutto quel petrolio che passa da quelle parti. Interessa tanto alla Cina, che potrebbe incazzarsi non poco se glielo bloccassero. Se invece fosse controllato da D, la cosa sarebbe più gestibile. Da buon giocatore di poker, non vuole dare indicazioni su come la pensa, e allora cambia argomento, attaccando con una certa determinazione «queste cose, magari le vedremo dopo, adesso mi interessa che tu mi dica come pensi di risolvere la cosa con la NATO e l’Europa».

«Certo, subito», risponde pronto D, «la NATO sono io. Una volta che ho fatto casino in Venezuela e, soprattutto in Iran, chiedo all’Europa di aiutarmi. Questi mi manderanno a cagare, come ovvio, e io ne approfitto e gli ricordo che sono degli scrocconi, che sono ottant’anni che ci usano per starsene tranquilli e protetti. A quel punto mi porto a casa tutte le mie truppe e le armi, rinnego la NATO e li lascio col culo scoperto. Prima che riescano ad organizzarsi, passerebbero almeno dieci anni. Tu, a quel punto, vai e prendi quello che ti pare»

P è scosso, ma non riesce a trattenere un evidente e compiaciuto sorriso. “Minchia, pensa, sarebbe fantastico!”. A quel punto si rende conto che deve prendere una decisione. Dentro o fuori. Se accetta, avrà la strada spianata e sarà nuovamente più forte della Cina e alla pari con gli USA, altrimenti rischia di prolungare il decadimento dell’impero e, prima o poi, sarà fatto fuori da qualche oppositore interno. Si alza, cammina nervosamente nella stanza, stando attento a non incrociare lo sguardo di D.

D, intanto, sa che ormai ce l’ha in pugno. Se non fosse stato d’accordo, avrebbe reagito subito, ma lui non è così. A lui dell’etica e dell’umanità non frega nulla. L’ambizione è l’unica cosa che conta. E, così facendo, avrebbe la possibilità di raggiungere l’apice. Non può non accettare. Tanto che lo da quasi per scontato, e allora riprende il discorso: «Ti dico, già che ci siamo, che avrei intenzione anche di riprendermi Cuba. Tanto a te che ti frega? Tra l’altro, prima o poi, me ne vengo anche in Groenlandia, qui sotto c’è tanta roba che mi interessa. Tanto noi siamo d’accordo e, quando lo farò, tu mi lascerai fare. Al limite, potrai anche fare finta di non essere d’accordo, ma l’importante è che non ti intrometti».

Si alza anche lui dalla sua poltrona e si avvicina – non troppo – a P, ma abbastanza per guardarlo negli occhi. Poi, non pretende nemmeno una risposta, tra loro si intendono.

L’ultima frase sarà quella che suggellerà l’accordo, anche senza dirlo: «Tu vedrai, nei prossimi mesi come mi muoverò io; sarà tutto esattamente in linea con quello che ti ho raccontato. Tu resisti in Ucraina e non mollare, anche se quelli ti stanno facendo un mazzo tanto. Quando io avrò ritirato le mie cose dall’Europa e avrò disdetto il patto NATO, avrai la strada libera. Se non fai cazzate, nel giro di un paio di anni avrai il controllo dell’Europa, ma, soprattutto, da subito ne avrai disinnescato il progetto di unità. Devi arrivarci prima che si organizzino, altrimenti è la fine. Alcuni di loro sono tosti e ti daranno filo da torcere. Ma fino a che saranno divisi, e tu sei stato bravo a prenderti il controllo di molti partiti al loro interno, non rappresenteranno una minaccia. Io farò in modo di mettere miei uomini al comando prima del termine del mio mandato. E rivincere le elezioni non sarà un problema. Noi saremo sempre al vostro fianco.

Ovviamente quelle cose che mi hai detto di avere quando abbiamo iniziato a parlare restano dove sono, no? Altrimenti, sai cosa ci metto a ripristinare la NATO?

Beh, direi che possiamo andare. Chiamo gli altri?»

Certo che qualcosa sta accadendo nella direzione di quanto ho raccontato. Ma non può essere vero. O no?

 

 

(10 giugno 2026)

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