di Samuele Vegna

“Si può lanciare una scarpa contro una vetrina ma non contro una persona”. Questo lo diceva Michela Murgia e questo lo penso anch’io. Sono anni che seguo le proteste dei no tav, una popolazione che ritengo dilaniata da uno Stato che pensa di essere progresso ma che in realtà è solo capitalismo, e che oggi come allora considera la libera espressione, il dissenso, violenza organizzata. La mia è un’opinione, non apologia di reato. E come opinione la esprimo…
Perché naturalmente sono di un altro parere, non invito le persone a lanciare molotov incendiarie sugli edifici delle nostre istituzioni, ma penso anche che la violenza avvenga sulle persone, sui popoli, in questo caso sugli abitanti che vivevano in quelle valli e non hanno più nulla in nome del dio denaro. Libera espressione è anche distruggere un luogo simbolo per risvegliare l’attenzione, per far sentire che si è ancora vivə.
La violenza, oltre agli assalti difficilmente giustificabili dei No Tav, è anche altro, è quello che accade ogni giorno, nel nostro Paese, e l’elenco è lungo: salari da fame, città gentrificate in nome del turismo e cementate in nome della mafia, carovita, stupri, omicidi, femminicidi, suicidi, uno stato psicologico in costante allerta a causa di una propaganda politica orrenda, morti disumane come quella di Fakir… Di bello, forse, rimane la protesta, in questo “Bel Paese”.
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