Le inspiegabilmente frequenti apparizioni televisive non tolgono i dubbi su Carlo Calenda che si vede elaborare concetti eccessivamente ragionati per risultare semplici senza riuscire a fare in modo che passino come proposte politiche. Calenda di proposte non ne ha. E’ riuscito ad isolarsi in una dorata quanto inutile solitudine veleggiando al centro di due coalizioni talmente affamate di percentuali da caricare chiunque sia disponibile. Ma lui è convinto che la verginità paghi. E ha ragione, ma solo quando non l’hai data via al miglior offerente e non hai cambiato idea su tutto da sinistra a destra e ritorno, almeno dieci volte nell’ultima legislatura.
Calenda è giustamente infuriato: le sue profferte cadono nel nulla, proprio come se lui non dicesse niente (ed effettivamente a ben pensarci, Calenda non dice nulla) e si sfida senza speranza a rendere originali le ovvietà che altri rischiano di avere già detto meglio. Il post su X che trovate qui sotto ad esempio. Riuscite a leggere qualcosa che non sia già stato detto e ridetto dalle trenta alle sessanta volte e che continuo a essere detto e ridetto per riempire post più inutili delle parole di pace di Trump? Ma un gioiello brilla ed è l’uso del termine bipopulismo, riferito all due maggiori coalizioni. Riuscite a trovare un termine più squisitamente e inutilmente populista per definire gli avversari politici che non si riescono a scalare? Una politica che è una tristezza.
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(14 luglio 2026)
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