Aveva persino fatto un post pubblico per dire “io le preferenze le voglio”, ma nemmeno questa le è andata bene perché l’emendamento presentato dal Lupi-Cesa per reintrodurre le preferenze, nell’ennesimo raffazzonati tentativo di raccapezzarsi dentro un materia, il governo, che non gli si confà, è andato sotto per un voto – e proprio la presidente Meloni non era in aula. Quando si dice gli orrori della politica. Sono le sviste del voto segreto. E le conseguenze dell’arroganza. Troppa. Inutile. Mal gestita. Il governo non ne può più. Vuole saltare in aria a tutti i costi, ma nemmeno la scusa giusta riesce a trovare. Incapaci anche nell’abc.
Sarebbero stati 36 i franchi tiratori della maggioranza che, sono calcoli del PD, hanno affossato l’emendamento sulle preferenze presentato dalla maggioranza alla legge elettorale. Secondo i dem il calcolo si basa sulla media delle votazioni precedenti in cui, sempre a scrutinio segreto, la maggioranza ha seguito le indicazioni di voto di relatore e governo. Solo 31, invece, secondo il capogruppo della Lega Molinari. Per Lupi ora è necessaria una riflessione politica, che è un po’ come affermare che i papaveri rossi sono rossi. Quando si dice essere acuti.
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Furioso Bignami che rischia la giugulare mentre grida all’opposizione: “Noi abbiamo assunto un impegno dinanzi agli italiani, quello di dare loro di scegliere deputati e deputate che siedono in quest’Aula” e gli interessava così tanto che è stata la maggioranza a buttare giù l’emendamento, ma è colpa dell’opposizione che non ha “presentato neanche un emendamento” – Bignami dimentica di dire che la maggioranza glielo ha impedito, il meccanismo si chiama tagliola, ma evitiamo di annoiare lettrici e lettori. Poi con la consueta classe Bignami ha puntato il dito: “Noi ci mettiamo la faccia, voi ci mettete qualcos’altro”. Un signore, diciamo. Poi Lupi tenta di spegnere i fuochi: “Qualora tutta la proposta di legge fosse bocciata ci sarebbe una
riflessione più ampia da fare”.
Per Meloni è colpa delle opposizioni che hanno voluto “il voto segreto”. Per una presidente del Consiglio e leader di partito di fatto sta imponendo una riforma elettorale innecessaria (e ci inserisce uno pseudo premierato chiamandolo in un altro modo), in un paese la cui situazione economica è disperata e disperante, per far sì che diventi maggioranza nel paese una minoranza elettorale. Che è la stessa che governa oggi. Una vergogna.
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(14 luglio 2026)
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