Protagonista in passato, e fino all’ultima partecipazione all’Isola dei Famosi, di numerosi eccessi verbali contro le persone omosessuali, il teorico della nefandezza delle teorie gender (che non esistono), giornalista e persino fondatore del Popolo Della Famiglia (celeberrimo il suo comizio vuoto a Rimini) il sempre troppo presente Mario Adinolfi è da oggi agli arresti domiciliari per truffa e evasione fiscale. Adinolfi è quello che nel giugno 2014, in occasione del Pride di Palermo, scrisse su Twitter (che oggi si chiama X): “Che schifo Palermo invasa dall’onda del Pride” aggiungendo poi, di gloria non si è mai sazi, “Ribadisco che i gaypride mi fanno schifo”. Stessa delicatezza era stata usata in un post sullo stesso social del luglio 2016, quando riferendosi al clima sociale, utilizzò l’espressione: “Avrei voluto essere il ribelle di una società bigotta, ma in una società di troie e rottinculo [sic] l’unica ribellione possibile è essere bigotti”. O truffare la gente (innocenti, secondo ordinamento, fino a sentenza definitiva).
Adinolfi si è distinto poi per gli strali contro i contenuti televisivi, arrivò a chiedere la censura di un bacio tra persone dello stesso sesso trasmesso in un film dalla RAI, perché quel tipo di contenuti non dovrebbe essere accessibili al pubblico generalista, si è scontrato in ogni occasione possibile su ogni tema legato alle persone omosessuali e transessuali e all’omofobia (come nel 2025 al reality L’Isola dei Famosi), è stato straordinario promulgatore dell’opposizione alla teoria gender che non esiste, non esisteva e mai esisterà se non nelle fantasiose teste di alcuni, sostenendo che la sensibilizzazione sui temi LGBTQ+ fossero una “assoluta follia ideologica”.
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L’indagine della Procura di Roma non riguarda le sue esternazioni, ma un presunto sistema di raccolta fondi piuttosto articolato denominato “scommessa collettiva”, tramite il quale venivano attratti investitori privati promettendo rendimenti elevati e garantiti, legati a scommesse sportive, superiori ai tassi di mercato. Le accuse sostengono che solo una minima parte del denaro raccolto veniva effettivamente investita in attività di gioco, mentre gran parte dei capitali sarebbe stata invece utilizzata per spese personali di Adinolfi, includendo “acquisti di beni di lusso come orologi, lingotti e monete d’oro”, come riporta nel dettaglio Avvenire. Secondo l’accusa il sistema avrebbe causato un danno complessivo stimato in circa cinque milioni di euro, a cui si aggiungono 400 mila euro di presunta evasione fiscale. Secondo la Guardia di Finanza sarebbero stati determinanti, per convincere i risparmiatori dell’affidabilità dell’operazione, la notorietà e l’esposizione mediatica dell’ideatore. E’ sempre l’Avvenire a scrivere che le somme investite sono ingenti, anche “superiori a 100mila euro per vittima” fino alla notizia di Radio24 che nella trasmissione Due di Denari dell’8 luglio parla di un’anziana donna che avrebbe investito tutti i suoi 80mila euro, rimanendo sul lastrico.
Non era previsto un “taglio” unico di investimento, il sistema operava, nella sua infinita saggezza e compassione, tramite quote che variavano in base alla disponibilità e al grado di fiducia dei singoli partecipanti; proprio un servizio de Le Iene, aveva descritto danni economici definiti “personali” e “gravi” dei partecipanti all’investimento, che avevano lamentato la mancata restituzione tanto dei profitti promessi quanto del del capitale iniziale versato.
Il totale della truffa ammonterebbe a circa 5 milioni di euro, secondo gli inquirenti. Insomma la rovina di questa società dove abbondano onestà e spiritualità e dove non viene perpetrato nessun reato, sono le coppie dello stesso sesso, la teoria gender e le famiglie arcobaleno, tutto dentro operazioni finanziarie di specchiata onestà.
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(8 luglio 2026)
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