di Daniele Santi
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Non si è spenta la straordinaria eco del successo della manifestazione di piazza Duomo a Milano, cinquemila persone scarse con necessario contorno di troll ad invadere i social così che qualcuno che non ha idea di cosa sia la realtà possa continuare a credere a tutto, e discorsi inutili campati in aria, in opposizione al Governo di cui si è vicepremier. Tutto perfettamente leghista, compresi gli ospiti: un Bardella che parla l’Italiano quasi meglio di Salvini che cerca di trasferire a un elettorato che non conosce i verbi l’orgoglio francese della destra sotto inchiesta, poi leghisti duri e puri. Con quella che dice che a Milano i reati sono commessi per il 55% da stranieri, quasi che se quel 55% per cento fosse commesso da italiani rendesse più accettabili i reati stessi. E quegli altri che non sanno quello che dicono: che forse escono da casa loro giusto per le riunione condominiali di Salvini, che guardano sempre gli stessi canali e il cui spirito critico è forgiato tra radio marie e radio padanie. Un trionfo di cultura celodurista e micipuliscoilculista: ma lo stipendio me lo prendo a Roma e a Bruxelles.
Su tutti troneggia lo spirito del Dead Orbán Walking, evocato dal vicepremier come se lui e la sua Lega alla canna del gas appartenessero a un’altra coalizione politica, che inneggia alla Russia di Putin come inneggiava un tempo all’Oltretevere, ma anche lì non è più aria, dopo l’uso disinvolto dei rosari da parte del Capitano.
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Leggi l'articolo →Aveva detto, il vicepremier che manifesta contro se stesso, che “Quella di Milano” sarebbe stata “una manifestazione libera e bella”, aveva dimenticato di dire “in una piazza semivuota”, ma c’avrebbe pensato il tempo a dirlo per lui. E trattandosi di manifestazione preparata con largo anticipo per poter avere tutti i gatti miao schierati, mica si poteva prevedere la prevedibilissima sconfitta di Orbán in Ungheria, né ciò che avrebbe combinato Trump in giro per il mondo. Arriva sempre in ritardo e in confusione, il segretario federale e vicepremier che manifesta contro se stesso e contro il governo di cui fa parte. E riesce a superasi solo quando dà del fascista al PD, lui che porta in Italia la peggior destra d’Europa, e si scatena in un monologo dei suoi: “Mi fa strano che un partito che si dice democratico voglia impedire che in piazza del Duomo ci siano altri cittadini italiani che non la pensano come la sinistra, che vogliono aiutare famiglie e imprese. E’ un atteggiamento da vecchi fascisti, non da democratici. La presidente del Consiglio comunale Buscemi ha chiesto al prefetto di vietare piazza Duomo. Ma chi è? Il Duce?”. No. Non è il Duce. Il Duce, ai tempi suoi, avrebbe mandato direttamente i suoi coi manganelli a rompere teste che manifestavano. Un po’ quello che farebbero tanti dei nuovi fascisti cari ai Patrioti se solo avessero più libertà d’azione.
Insomma una manifestazione che, per quanto semivuota, parla tanto di sé anche (e soprattutto) a coloro che non c’erano. Non dice nulla, invece, a coloro che continuano a pensare che il mondo finisca alla porta del loro appartamento chiusi nel loro odio intollerante contro un mondo che non conoscono e che detestano senza sapete cosa dice. A quell’elettorato si rivolgono i Patrioti, quale futuro potranno avere?
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(19 aprile 2026)
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