di Giancarlo Grassi

Non essendo sufficiente non essere a conoscenza che il decreto sicurezza è in vigore da febbraio 2026 e farne propaganda su un caso di omicidio sul quale servirebbe Governo e non inutile chiacchiericcio propagandistico. Ma si sa che la propaganda deve lasciare subito spazio a nuova propaganda e cosa c’è di meglio, di fronte a una manifestazione flop che divulgare dati di dubbia veridicità, se non seccamente smentiti dai dati ufficiali?
Il riferimento è a una dichiarazione televisata da una leghista in piena estasi remigrazionista che denunciava a braccio come il 55% dei reati in Lombardia sia da ascrivere a stranieri (cosa cambierebbe se il 55% dei reati fosse commesso da italiani, sul piano della sicurezza, non ci è chiaro, ma è inutile chiedere spiegazioni), dato veritiero come il racconto sui capelli biondi e fluenti di un calvo e che, nella realtà, vede invece ben altri numeri.
I dati ufficiali più recenti disponibili sulla base di rapporti del Ministero dell’Interno e dell’ISTAT, offrono un quadro differente: a livello nazionale e regionale, la percentuale di denunce o arresti che riguardano cittadini stranieri è attestato tra il 30% e il 35%; è vero però che in Lombardia ci sono incidenze leggermente superiori per via dell’alta densità abitativa e della concentrazione urbana. Gli stranieri risultano sovrarappresentati in alcune categorie specifiche come lo spaccio di stupefacenti o i reati contro il patrimonio in ambito urbano, dove possono raggiungere punte elevate, ma soffermandosi sul computo totale di tutti i reati (includendo truffe informatiche, abusi edilizi, reati societari e violenze domestiche, commessi in larga prevalenza da italiani) la media scende drasticamente.
Se poi si volessero proprio confondere ad usum pullarum i dati relativi agli stranieri in carcere (effettivamente molto alta in Lombardia, in alcuni istituti di pena al 45-50%) con la percentuale di reati commessi si dovrebbe avere almeno l’onestà intellettuale di dichiarare che la presenza in carcere degli stranieri è influenzata dalla mancanza di misure alternative come i domiciliari per chi non ha una residenza fissa, fatto dovuto anche a una legge sull’immigrazione punitiva, inconcludente e non più adatta ai tempi che nessuno parla di cambiare per renderla compatibile con i flussi migratori che non sono più gli stessi dei tempi in cui la Bossi-Fini venne promulgata – mentre la propaganda sulla pelle dei migranti è rimasta esattamente la stessa.
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Altri dati sono disponibili sul sito dell’ISTAT, oppure qui (dove si parla dei delitti denunciati dalle Forze di Polizia), oppure sul sito del Ministero dell’Interno (il cui ministro è Piantedosi, per le leghiste smemorate) che offre statistiche sulla sicurezza o ancora, per gli incontentabili, sul sito del ministero della Giustizia che offre addirittura dati aggiornati sui detenuti. Certo questi sono dati, mica sono propaganda, e tocca leggerli. E in certi casi è un problema.
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(19 aprile 2026)
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