Péter Magyar ha inaugurato la resa dei conti con l’apparato di potere pubblico messo in piedi da Orbán, partendo dalla tv di Stato definita in diretta e senza mezzi termini “fabbrica di fake news” e “fabbrica di bugie”, di fronte alla direttrice dell’emittente che non sapeva dove guardare, dopo che per due anni il media lo ha attaccato ferocemente, e durante la sua prima intervista pubblica dopo la vittoria ha annunciato, di fronte a una direttrice sotto choc e per questo inutilmente mordace, che il primo atto del suo governo sarà la sospensione dei media pubblici che sono “macchine per la propaganda”, e il ripristino di una informazione equilibrata e aperta alle opposizioni.
Questo mentre lo sconfitto Orbán, sconfitto e per questo più pericoloso di prima, ha deciso un “rinnovamento completo e profondo” del suo partito personale Fidesz, come se lui non avesse nessuna responsabilità nella cocente sconfitta che ha patito.
Magyar sceglie quindi l’annuncio forte: i media pubblici verranno sospesi e rifondati su basi etiche e di indipendenza dai decisori politici in un modo legale, dopo consultazioni con il parlamento e le organizzazioni professionali. La direttrice pensa alla poltrona futura e insinua che il futuro premier intende interferire nella gestione dei media pubblici. Ed è a questo punto che Magyar la giustizia: “Accusarmi di aver infranto la legge qui, in questa fabbrica di propaganda, è come quando un taccheggiatore inizia a urlare al poliziotto di non rubare. Qui nella sua tv è stato anche raccontato che in Germania non c’è Internet. E che le persone non fanno sesso” e ha poi invitato la direttrice Csena a raccontare in diretta “come ricevevate gli ordini, su cosa usare per screditare Tisza, e con quali bugie inondavate le persone”.
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Tra i numerosi piani allo studio, parte del programma che ha portato Magyar alla vittoria il 12 aprile scorso, quello importantissimo che prevede di riportare a casa i fondi europei congelati, pari a 11 miliardi di euro per “usarli bene” destinandoli, per un totale di 2,7 miliardi, a “un fondo di ricostruzione, inclusi 2,7 miliardi per gli ospedali. Altri 2,7 miliardi di euro saranno destinati al restauro delle strade e della rete ferroviaria fatiscente” compreso un collegamento TGV tra Budapest e Varsavia.
Magyar non lascia spazio alla direttrice in studio già futura disoccupata che cerca più volte di interromperlo e la gela: “Lei dice una bugia al minuto e non mi lascia rispondere. Vorrei che rispettasse almeno i 3 milioni di persone che hanno votato per noi permettendomi – dopo un anno e mezzo – di rispondere con frasi complete. La sua tecnica è farmi perdere il controllo, ma non ci riuscirà”. Poi è la volta di un’altra provocazione della direttrice-sicofante che lo accusa di agire sotto dettatura di Volodymyr Zelensky. Magyar non perde la calma che le risponde “Come fa a non ridere?”.
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(18 aprile 2026)
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