di Daniele Santi

Ci scuseranno i protagonisti di questa triste Italia se sembriamo irrispettosi, ma capiranno che non è così. Innanzitutto va detto che chi fa cosa e con chi e dove e in che modo è uno sport che non ci appartiene: lo lasciamo volentieri ai rappresentati di quelle destre il cui unico sport è sbirciare nelle camere da letto altrui per non soccombere alla tristezza delle proprie. Per cui non possiamo non gioire alla notizia secondo la quale il ministro Piantedosi ha un’amante, o meglio avrebbe secondo la dichiarazione della stessa, nella persona di Claudia Conte, giornalista, conduttrice Radiorai e ora entusiasta consulente governativa presumibilmente a titolo gratuito o sennò, nel caso più sfortunato, ma non se ne sa nulla, pagata con soldi pubblici (nostri) che conferma l’happy moment in una intervista imprescindibile su Money.it con la frase, ormai nei manuali della Crusca, che a precisa domanda sulle voci di una relazione con il sessantatreenne ministro: “È una cosa che non posso negare, però sono molto riservata nella mia vita privata“.
Il piantedosico culebrón, segue quelle altre robette dell’ex ministro della Cultura già dimissionato, anche lui, il quale ha almeno avuto il buon gusto di non inserire la sua amante (ex-amante) a libro paga con soldi degli Italiani, e bisogna dargliene merito. Come gli va dato merito, di averci fatto passare alcune settimane esilaranti immersi nella politica da Oggi le Comiche (per chi non ricorda il programma c’è Raiplay) che tenta disperatamente di governare il paese dal 2022, con scarsissimi risultati.
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La nuova telenovela Piantedosi si inserisce perfettamente nel solco mendace della famiglia tradizionale prima di tutto di cui sono alfieri divorziati, gente che di famiglie ne ha fatte tre o quattro, sposati con amanti al seguito, donne con figli e senza marito, coppie di fatto scoppiate, partecipanti a momenti di godimento generalizzato con presunte nipoti di Mubarak (con che faccia giurarono in parlamento che lo fosse sul serio?), momenti olgettiniani e via con la famiglia tradizionale che se vota a sinistra è barbara portatrice di pericolosa cultura woke mentre se vota il nero che avanza è grasso che cola, e meno male che c’è. Dal Viminale non ci sono reazioni ufficiali.
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(2 aprile 2026)
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