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Caso Ranucci, libera espressione sotto sfratto

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Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi, ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi. (…) Sto assistendo all’identico meccanismo che portò all’eliminazione del generale dalla Chiesa… Il copione è quello. Basta avere occhi per vedere“.
Queste furono le parole del giudice Falcone dopo il fallito attentato dell’Addaura, avvenuto la mattina del 21 giugno 1989 alle 7:30 quando gli agenti di polizia addetti alla protezione personale del giudice Falcone trovarono 58 cartucce di esplosivo, di tipo Brixia B5, all’interno di un borsone sportiva accanto ad una muta subacquea e delle pinne abbandonate, nella spiaggetta antistante la villa affittata dal magistrato.

L’argomento di oggi è più attuale, parliamo dell’attentato a un giornalista, avvenuto il 16 dicembre scorso, Sigfrido Ranucci. Parliamo anche del metodo utilizzato per mettere a tacere l’informazione in questo Paese, metodo che prevede la cancellazione delle repliche di Report, e forse anche del programma stesso, perché dalle indagini risulterebbero le stesse incongruenze che c’erano state col giudice Falcone, ovverossia, la solita, deprecabile espressione di sdegno che ha questa umanità, che prevede di dare la colpa dell’attentato alla vittima, questa volta pure tramite delle indagini.
Che cosa deve accadere ancora a Ranucci? Deve morire ammazzato per essere preso sul serio?

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In un Paese come il nostro dove la mafia è ormai pervasiva e dove può, se davvero lo volesse, camminare e prendere decisioni in diretta connessione con le stanze dei bottoni, tutto piò accadere; non siamo così lontano da un destino che ci vede come un corpo omogeneo, del tutto sfruttato, distratto e monopolizzato da una falsa informazione ampiamente manipolata, si parli da sinistra o da destra, che racconta in maniera bugiarda ma comoda, per farci stare serenə mentre intorno a noi avviene l’impensabile. Ma dopotutto, pensare, ragionare, è facoltativo, e se lo si fa, si finisce per essere additati e poi compromessi. Ranucci lancia le accuse alla mafia perché pensa come pensava il giudice Falcone, ma per questo viene messo a tacere, in un modo o in un altro. C’è da riflettere: quale altro modo verrà escogitato per far fuori una delle voci più importanti del dissenso del nostro Paese? Deve morire perché ci siano indagini serie? C’è da preoccuparsi, perché oramai nessun luogo è sicuro, o libero. Muti, dobbiamo stare.

Pertini diceva “libera piazza libero fischio”, ma non c’è nessuna piazza veramente libera, nemmeno quella del campo largo contestata da Potere al Popolo, figuriamoci quelle della Rai. Fanno rabbrividire tutte, le piazze della politica partitica di questo Paese, e le nostre televisioni. La libera espressione ha oramai ricevuto lo sfratto, e forse è pure stufa di vivere qui.

 

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(11 luglio 2026)

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