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Trump & Netanyahu, società a irresponsabilità illimitata

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di Alfredo Falletti
Al di là di ogni giudizio a caldo di quanto accaduto in Iran sarebbe forse necessario fermarsi, respirare, profondamente e pensare. Magari in seguito si potrà giudicare, ove si fosse in grado di farlo, ma in questa fase sarebbe necessario pensare perché nessuno pare stia pensando alle molteplici conseguenze di questo attacco che ha consegnato l’Iran totalmente nelle mani dei Pasdaran anche dal punto di vista politico oltre che militare ed economico.
Nessuno pensa che colui che ha sostituito Khamenei al potere, Ali Larijani, capo del consiglio supremo di sicurezza, sia un autentico macellaio autore della rappresaglia di inizio gennaio con migliaia di manifestanti trucidati per non parlare di tutti coloro che sono stati arrestati, torturati e giustiziati in nome della sicurezza contro “l’offesa a Dio” commessa con la protesta.

Nessuno pensa alla destabilizzazione dell’area con il rischio di far diventare l’Iran qualcosa di molto simile a Iraq, Libia e soprattutto Afghanistan con venti anni di guerra casalinga finita con la riconsegna ai Talebani con la zona mediorientale del paese diventata un grande fronte di guerre più o meno tribali.
Nessuno pensa che Trump, come farebbe del resto Nethanyahu se potesse, abbia bisogno di una situazione di emergenza come la guerra per bloccare le prossime elezioni di Midterm che, alla luce della realtà immediatamente visibile, lo vedrebbero soccombere.
Nessuno pensa che questa azione del tutto inutile, anzi drammaticamente dannosa, sia uno strumento di distrazione di massa dopo che sempre più si paventa la pubblicazione dei files di Epstein che lo inchioderebbero, se ci fossero testimonianza in tal senso, come un altro comune e perverso pedofilo (ma non si è ancora a quel punto).
Nessuno pensa che, autocelebrando la vittoria, Nethanyahu potrà pretendere la grazia dalle imputazioni per le quali è sotto processo e continuare la sua presidenza ed il genocidio mai cessato a Gaza.
Nessuno pensa – e questo è il drammma.

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