Mentre l’orrenda coppia presidenziale e l’onnipotente-finché-dura Infantino seguivano la finale dei Mondiali 2026 dalla loro vasca dei pesci a prova di pallottole, in una vanagloriosa presenza ad uso televisivo che ogni tanto inquadrava il mummufico spettacolo; mentre si è stravolto il regolamento del calcio per un mid-term show di modestissima e tipicamente americana fattura, con le solite Madonna e Shakira, più Justin Bieber in versione adulta credibile come la bontà dell’inquilino pro-tempore della Casa Bianca; mentre si celebrava la patina glitterata del grande evento USA-Canada-Mexico a nascondere il fatto che mentre New York celebrava, Washington bombardava l’Iran, ecco la Spagna dell’odiato Sánchez mettere sotto l’Argentina del buon amico Miley nonostante un arbitraggio discutibile, millimetriche posizioni di fuorigioco puntualmente registrate e il gioco scorrettissimo e le provocazioni della nazionale argentina, insopportabilmente avvezza a comportarsi così. Risultato finale 1-0. Che arriverà al Mondiale di Spagna-Portogallo-Marocco 2030 con la Coppa del Mondo in casa.
Le telecronache italiane c’hanno messo venti minuti a rendersi conto che l’Argentina non toccava palla, letteralmente, avendo la Spagna annichilito i sempre troppo arroganti argentini, rimbambendoli col possesso-palla; c’hanno messo mezz’ora prima di dire che Messi non esisteva (si è visto solo dal minuto 110 al minuto 120), la sensazione era che la direttiva Rai fosse di non schierarsi troppo che l’asse Meloni-Miley non ne risentisse – naturalmente non è così, ma è divertente ironizzarci sopra. Poi anche la pregiata coppia telecronista-commentatore si piega alla realtà dei fatti. Non celebra. Non festeggia. Si limita all’essenziale. Non osiamo immaginare cosa il buon Adani avrebbe detto se fosse stata l’Argentina a vincere. Si sorvola sulla rissa finale che gli argentini scatenano alla fine della partita. Una vera vergogna.
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Si chiudeva così il Mondiale 2026, primo mondiale della storia nel quale è stato chiarissimo che la politica, quando vuole e se vuole, riesce a influenzare pesantemente le decisioni dello sport, e tocca ricordare l‘orrendo episodio della sospensione della squalifica del calciatore americano che non ha evitato il 4-1 subito dal Belgio, con buona pace del raccontino noto come lo sport maestro di vita. Ha vinto la Spagna, costante preda degli strali di Trump.
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di Samuele Vegna All’indomani del triste anniversario di quello che dalla folla venne chiamato assassinio di Stato, avviene... →
(20 luglio 2026)
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