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La devastazione di Trump

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La morte di Khamanei ha oscurato il bilancio di oltre duecento morti, molti studenti, e quasi 800 feriti (cifre, purtroppo, in drammatico aggiornamento) sono il primo umanamente devastante bilancio dell’attacco sferrato da Israele e USA nelle prime ore del mattino: una massiccia offensiva coordinata contro la Repubblica Islamica dell’Iran con l’obbiettivo dichiarato di abbattere il regime degli Ayatollah (che cinquant’anni fa gli USA stessi contribuirono ad instaurare), definendo l’operazione “preventiva”, per annientare le capacità nucleari e missilistiche di Teheran e provocare un “cambio di regime”. Le forze di Trump e dell’uomo che ha ingiustificatamente distrutto Gaza e i suoi abitanti, hanno attaccato oltre 30 obiettivi colpiti in diverse città, tra cui Teheran, Isfahan, Shiraz e Tabriz. I raid hanno preso di mira il Ministero dell’Intelligence, basi dei Pasdaran, siti nucleari e persino un compound della Guida Suprema (e ci sono voci della morte di Khamenei). In un video propagandistico sul suo social Truth, il presidente Trump ha esortato il popolo iraniano a “prendere in mano il proprio destino”, offrendo immunità ai militari che depongono le armi e minacciando “morte certa” per chi resiste.
Si sta parlando, ci crediate o no, del presidente che “pretende” il Nobel per la Pace.

Trump e Netanyahu gongolano, come se avessero fatta la cosa giusta (e se ne accorgeranno in futuro, loro e i popoli innocenti che governano, colpevoli solo di averli votati-essersi fatti infinocchiare), e da oltre-oceano l’erede al trono Reza Pahlevi si sente già Re di Persia e gioisce, la reazione di Teheran è stata immediata e su scala regionale; le forze del defunto Khamanei hanno colpito non solo Israele ma anche le infrastrutture americane nei paesi alleati: circa 35 missili balistici sono caduti su Israele insieme a sciami di droni lanciati verso il territorio israeliano. Sirene d’allarme sono risuonate a Gerusalemme e Tel Aviv, con intercettazioni segnalate sopra Haifa. I Pasdaran hanno quindi rivendicato attacchi contro basi militari statunitensi in Bahrein (sede della Quinta Flotta), Qatar, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, nel frattempo fonti iraniane – non si sa quanto certe – riferivano di un tragico bilancio in una scuola nel sud dell’Iran, dove un missile attribuito a Israele avrebbe ucciso decine di studentesse (almeno cinquanta, secondo Al Jazeera).

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Israele, Iran, Iraq, Giordania e diversi stati del Golfo hanno chiuso i propri spazi aerei con Israele che ha immediatamente ordinato la chiusura temporanea dei giacimenti di gas off-shore (come il Leviathan) per timore di ritorsioni. Condanne unanimi sono arrivate dalla Russia che ha condannato l’attacco definendolo una “violazione del diritto internazionale” e un atto di aggressione illegale (e ci vuol coraggio dopo la distruzione che sta operando in Ucraina, mentre il mondo lascia fare). In campo contro l’attacco congiunto di Trump e Bibi Netanyahu anche da diverse Ong. Capolavoro di diplomazia pelosa quello di UK, Francia e Germania che condannato la rappresaglia iraniana dichiarando di non aver partecipato ai raid iniziali.
Senza dire nulla di più.

 

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(28 febbraio 2026)

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