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Salvatore Borsellino: “Il governo distrugge gli strumenti anti-mafia lasciati da Paolo e Falcone”

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In occasione del 34° anniversario dell’assassinio mafioso che ha ucciso Paolo Borsellino è intervenuto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ammazzato in via D’Amelio assieme agli agenti della scorta.
“Alla presidente del Consiglio”, ha detto Salvatore Borsellino, “non posso che lanciare il messaggio di smetterla di dire di ispirarsi alla figura di Paolo Borsellino, quando invece quello che sta facendo questo governo è distruggere sistematicamente tutti quei mezzi che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano lasciato alla magistratura per permettere di combattere la mafia”. La dichiarazione è stata rilasciata durante un’intervista a Dieci media, nel giorno successivo all’anniversario della morte del magistrato. Secondo il fratello “ucciso per impedirgli di testimoniare”.

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Salvatore Borsellino ha poi parlato di “41 bis, l’ergastolo ostativo, leggi sui collaboratori di giustizia, intercettazioni” ricordando che tutto faceva parte “di quello che venne chiamato il decreto Falcone” che oggi “è stato spazzato via”. Borsellino ha parlato di una “Palermo è piena di ergastolani usciti dalla galera senza mai aver collaborato con la giustizia e continuando dal carcere a gestire la loro famiglia mafiosa. Questo sta facendo chi poi esibisce la borsa di Paolo Borsellino, che conteneva l’agenda. Quello è un corpo di reato e la esibisce in Parlamento”. Quindi un affondo ulteriore: “È vero che mio fratello era una persona di destra però era una destra che oggi in Italia non esiste più“.

E’ il presidente del Senato La Russa che col solito squisito garbo si prende la briga di rispondere a Salvatore Borsellino e lo fa sottolineando di non accettare “che nessuno, neanche il fratello, possa decidere di sapere cosa avrebbe fatto oggi Paolo Borsellino“, una dichiarazione che lascia sconcertati perché pretende di chiudere la bocca al fratello di un uomo che ha lasciato la sua vita sull’asfalto nel silenzio dello Stato, per poi aggiungere una chiosa peggiore dell’apertura: “È come se dicessi, e non lo dico, e chi mi potrebbe smentire, che se oggi fosse vivo sarebbe ministro di Fratelli d’Italia perché era di destra”.

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(19 luglio 2026)

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