di Paolo M. Minciotti
Succede anche facendo il nostro mestiere di ricorrere a dati generati con l’aiuto dell’IA, straordinaria nell’organizzare dati anche complessi in pochi secondi con grande precisione e, per gli autori, enorme risparmio di tempo. Per quanto ci riguarda i contenuti generati e organizzati con IA, vengono completamente riscritti e controllati attraverso i link alle fonti alle quali chiediamo di poter accedere. Ciò che non dovrebbe succedere è ricevere un testo “sospetto” da un possibile collaboratore e chiedere ai vari riconoscitori di IA in giro per il web di dirci quanto di quel testo è IA e quanto è umano.
Il testo incriminato viene definito “composto con contenuti provenienti da IA per il 75%, da mente umana per il 25%”; facciamo dunque una seconda prova con un testo generato sul momento da IA (che non pubblicheremo di certo, parlando di cose di cui mai ci occuperemmo) e riceviamo come risposta “composto con contenuti provenienti da IA per il 75%, da mente umana per il 25%”. Facciamo dunque un’ultima prova e inseriamo un articolo scritto interamente da me, che sono colui che sta scrivendo ora, e i sistemi che consultiamo ci comunicano che l’articolo è scritto “al 90% da IA e 10%” da mente umana.
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(28 febbraio 2026)
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