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HomeNotizieCome se fosse una cosa seriaTorna a casa Renzi, ma non nel PD

Torna a casa Renzi, ma non nel PD

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E’ tornata d’attualità una foto che ritrae l’ex presidente del Consiglio del 40% e più accanto ad Elly Schlein in quella che sembra essere un’amabilissima conversazione che, dopo la débacle elettorale degli Stati Uniti d’Europa, sembra essere un riaffacciarsi di Renzi alla porta del PD che vista la bassissima popolarità attuale dell’ex-segretario, potrebbe essere soltanto un suicidio politico.

I quotidiani che la vedono solo ed esclusivamente da destra si sono affrettati a titolare “Campo largo con Renzi”, titolo niente affatto fantasioso che riporta più a certo scrivere prezzolato piuttosto che ad approfondite analisi politiche, ma vorremmo – nel nostro piccolo – tranquillizzarli – perché le larghe intese non solo non esistono, non ancora, ma se dovessero prendere forma certamente non includeranno Renzi specializzato in farsi nemici che non gliela perdonano, soprattutto, ma non solo, nel PD. E la situazione renzista non dev’essere certo allegra se persino Il Riformista, quotidiano di cui ha ricoperto la carica di direttore editoriale per qualche mese, ha consigliato all’augusto ex collaboratore, già presidente del Consiglio, poi fondatore e presidente di Italia Viva, trombatissimo alle ultime europee, di andare a casa. Così come aveva promesso ai tempi del famoso referendum.

Nel ricordare che il Renzi appena qualche mese fa ipotizzava, dicendolo come se fosse scritto col sangue sul granito, “Il PD perderà Firenze e Schlein il Nazareno” si  può ipotizzare che anche la sua capacità di analisi del presente politico e dei flussi elettorali pre e post apertura seggi, possa avere perso smalto, così come il leader giocherellone potrebbe avere perso smalto, logorato dal lungo gioco con Calenda a chi era Bibì e chi era Bibò.

Naturalmente lui, che guarda al futuro, ricordava nel maggio scorso che “nel 2013” – undici anni fa, in politica un’era geologica – “il Jobs Act era stato annunciato alle primarie. Il coordinatore era Bonaccini. In Consiglio dei ministri l’hanno votato Orlando, Franceschini e Pinotti”. E oggi invece il Jobs Act sarà sottoposto a referendum popolare, il PD è quello di Schlein e riguadagna consensi, lui continua a comunicare di essere onnipotente (“Se andiamo bene vi porto Draghi”, disse alle europee, poi sappiamo come è andata) e a dire le stesse cose. ma l’aria che tira è completamente un’altra. Ora sulla graticola del referendum c’è Giorgia Meloni. Magari anche a Renzi giova saperlo.

 

 

(8 luglio 2024)

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