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Se Conte e Schlein si scambiassero il partito, nessuno se ne accorgerebbe

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di Claudio Desirò

Tra slogan, populismo e nuovo trend pacifintista, si assottigliano sempre più le differenze tra il PD ed il suo alleato di riferimento in salsa 5 Stelle: dal salario minimo al reddito di cittadinanza, dalle spese per la Difesa al sostegno all’Ucraina, fino all’abiura della propria storia di Governo, rappresentata dal referendum contro il Jobs Act, la Segreteria sardin-grillina del fu partito democratico è impegnata in una rincorsa a perdifiato finalizzata a cambiare rotta su tutto ciò che ha sempre sostenuto il suo stesso partito. Una rincorsa al populismo più d’accatto, utile a nascondere l’assenza di nuove idee, evidente fin dall’instaurarsi della segreteria Schlein, di piazza e di slogan, che sposta sempre più il partito su posizioni massimaliste lontane dalla linea tracciata e seguita, almeno in parte, nel corso della sua storia.

Mentre la base, fomentata dai vertici, è impegnata in una caccia senza fine a fascismi immaginari ormai confinati ad un secolo fa, i legami, le collaborazioni, le infiltrazioni e le condivisioni delle piazze con i fascismi reali del nuovo millennio, sembrano passare inosservati ai loro occhi. Ed è così che il Partito Democratico, si ritrova a sostenere posizioni e regimi antidemocratici, dapprima astenendosi dalle votazioni sugli aiuti militari all’Ucraina, ed ora schierando nelle liste per le elezioni europee, candidati dichiaratamente contrari al sostegno a Kiev. Anzi, cercando di raccattare consenso a basso sforzo, la segreteria radical-populista va oltre, schierando in lista anche chi sostiene i diritti dei Palestinesi, critica apertamente Israele e mai ha pronunciato parola di condanna nei confronti del regime teocratico nazista, responsabile del Pogrom del 7 Ottobre e del massacro del proprio popolo.

Posizioni diametralmente opposte a quelle sostenute dallo stesso partito nel corso della propria storia e che si avvicinano, anzi copiano, quelle del fu-movimento, non solo in temi di politica internazionale.

Quel movimento che l’apice del proprio consenso lo raggiunse proprio grazie ad una feroce campagna contro il partito democratico, ora è copiato, inseguito e bramato da una dirigenza innamorata dell’antipolitica grillina e dal qualunquismo propagandistico dell’avvocato del popolo.

Nella nuova tendenza a sostenere con estrema forza tutto il contrario di ciò che ha sempre sostenuto prima, ora ci ritroviamo con un PD Pentastellato strenuo difensore di quel reddito di cittadinanza che ha sempre criticato, salvo farselo piacere durante il governo giallo-rosso, ed ora diventato nuova bandiera di propaganda dopo le profonde modifiche apportate dal Governo Meloni. Stessa inversione ad U fatta riguardo il Decreto Dignità, prima attaccato con forza ed ora diventato proposta propagandistica di primaria importanza. Per non parlare del cosiddetto “salario minimo”, che i grillini propongono fin dagli albori della propria storia politica, osteggiato dal partito democratico anche durante il governo condiviso, ed ora punto primario delle non-proposte Parlamentari della Schlein e dei suoi Compagni.

Inversioni di rotta e disconoscimento della propria storia politica quanto mai evidente quando si parla di Jobs Act: la misura forse più nota di un Governo a trazione Partito Democratico, ora talmente osteggiata da fare iniziare una battaglia per la sua cancellazione. Una battaglia in cui sono impegnati anche tutti coloro che durante il Governo Renzi, allora Segretario proprio del PD, sostennero e votarono a favore della misura.

E mentre lo stesso ex premier si chiede pubblicamente come facciano i riformisti a rimanere ancora nel PD, forse la domanda da porsi sarebbe se ancora, o se mai, i riformisti siano stati nel PD. Perché, mentre il PD insegue senza sosta il movimento 5 stelle, nei territori le scarse truppe renziane, raggruppate sotto il vessillo di Italia Viva, inseguono strenuamente lo stesso PD, in un circolo vizioso di rincorse verso coloro che rappresentano sulla carta l’antitesi di se stessi, verso coloro che si criticano e si sono sempre criticati, verso posizioni totalmente estranee a ciò che si vorrebbe rappresentare. Sulla carta.

 

 

(10 maggio 2024)

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