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La decadenza americana e il tifo nostrano

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di Claudio Desirò

Tra un colpo di scena e l’altro, tra un fallito attentato ed un ritiro in corsa, prosegue a spron battuto la Campagna Elettorale per le Presidenziali USA e, sempre a spron battuto, proseguono i confronti tra tifosi alle nostre latitudini. Già, perché ormai la moda del doversi schierare a prescindere, del dover fornire il proprio imprescindibile supporto a qualcuno, del doversi immolare per questo o quel personaggio, sembra diventato un obbligo, anche quando lo schierarsi è del tutto inutile allo svolgimento ed al risultato finale e soprattutto quando lo schierarsi è apioristico, di campo, a prescindere da un approfondimento dei temi o da un confronto non ideologico.

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Ed è cosi che durante questa contesa, probabilmente quella di più bassa qualità nella storia degli States, le squadre di hoolingans, che nemmeno votano nel Paese a Stelle e Strisce, si confrontano duramente, senza considerare di non avere la possibilità di spostare nemmeno un voto. Ma l’importante è dire la propria, tifare e, sperare, in autunno di dichiarare una propria vittoria.

Ma è sul “propria” che bisognerebbe ragionare. E sui contendenti, magari nel merito.

Da un lato l’ultimo sconfitto, il Candidato Presidente più anziano della storia, il protagonista del tentato golpe di Capitol Hill, quel Donald Trump che amoreggia con Putin e sostenuto dal candidato Vice Presidente Vance, isolazionista e protezionista.

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Dall’altro, la paladina della cultura woke, dell’ideologismo ambientale e dichiaratamente pro pal, al punto da minacciare di non incontrare, come il suo ruolo da vice presidente in carica richiederebbe, il Presidente Netanyahu in visita a Washington.

Un pro-Putin contro una pro-Hamas, due mondi che si confrontano, entrambi strizzando l’occhio verso regioni antidemocratiche ed anti occidentali.

Protezionismo che danneggerebbe, attraverso i dazi, l’Europa ed il nostro Paese, contro la genuflessione allo strapotere cinese sulle materie prime, necessarie alle stravaganti idee dell’ambientalismo ideologico.

Negazione dei diritti, come quello sull’aborto, contro l’esaltazione dei diritti che ne negherebbero altri, come la cultura woke vorrebbe.

E si potrebbe continuare per ore ad approfondire i due estremismi sottolineando come le conseguenze per l’Occidente, e per tutti noi, non sono così rosee a prescindere da quale radicalizzazione la spunterà a Novembre.

Ma è una radicalizzazione che piace alla società radicalizzata di oggi, anche dalle nostre parti, in cui i tifosi incalliti tifano, ciecamente ed ottusamente, senza considerare che non essendo elettori, potrebbero ragionare ed approfondire, invece di perdere tempo in confronti e scontri, totalmente inutili allo svolgimento del gioco.

D’altronde, in un Paese in cui un programma culturale come Noos viene abbattuto e triplicato negli ascolti da Temptation Island, non c’è spazio per la voglia di approfondimento, di conoscenza, di opinioni nel merito.

 

 

(25 luglio 2024)

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