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Senza Berlusconi, scenari imprevedibili

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di Claudio Desirò

Si conclude una settimana indelebilmente segnata dalla dipartita del Cavaliere, un personaggio che ha contraddistinto gli ultimi 50 anni di vita del nostro Paese. Da imprenditore rampante a sportivo di successo, fino al politico divisivo, Berlusconi ha lasciato il segno, e lo lascerà per anni, sulla nostra società, a prescindere che lo si sia amato o meno.

Una settimana, questa, che è stata segnata dai messaggi di cordoglio, dalle lodi, a volte fin troppo esagerate, e, soprattutto, dalle pessime uscite di un mondo politico di sinistra e grillino che, neanche davanti alla morte, mostra il buon gusto e si dedica alla derisione ed ai vili attacchi personali, tipici di una pregiudiziale ideologica utilizzata per nascondere il vuoto pneumatico di contenuti ed idee. E davanti a tutto ciò, non può che salire quel senso di malinconia per la cultura politica ed il rispetto personale reciproco che contraddistingueva i politici del passato, grandi rivali ma sempre con rispetto, come Almirante e Berlinguer.

Una sinistra, ora, senza più il “nemico” numero uno, che dovrà sforzarsi di uscire dal tunnel del pregiudizio e della divisione, a cui al momento non resta altro del sempreverde, ed ormai stantìo, “tutti uniti contro il pericolo nero”, che scarsi risultati sta producendo.
Una morte che lascia in eredità una grande domanda sul futuro, non solo di Forza Italia, partito leaderistico per eccellenza sul quale, ora, si addensano pesanti nubi, ma su tutto quel campo, liberale e popolare, di cui, a torto o a ragione, Berlusconi ha rappresentato uno dei principali riferimenti degli ultimi 30 anni.

Un campo politico, oggi, privo di leader in grado di conquistarne il consenso e che si trova davanti scenari ancora di difficile previsione. Se da un lato, naufragato il progetto terzopolista, difficilmente un Calenda sempre più orientato a sinistra, e sempre meno credibile politicamente a causa delle innumerevoli uscite imbarazzanti, sarà in grado di attrarre ulteriore consenso, dall’altro Renzi sembra scaldare i motori per ergersi a figura di riferimento di un campo che non ha mai rappresentato, ma che col quale ha sempre flirtato. Nel centrodestra, ciò che appare più credibile, è un ulteriore spostamento al centro di Fratelli d’Italia, nella prosecuzione di quella strada già intrapresa all’indomani della vittoria alle ultime elezioni politiche e che ha portato il partito di Giorgia Meloni ad una iniziale revisione della classe dirigente, pescando proprio nel bacino liberale, per arrivare al probabile obiettivo di un vero Partito Repubblicano, che possa essere in grado di rappresentare, finalmente, una destra liberale, moderna ed europeista anche nel nostro Paese.

Uno scenario che qualcuno definirebbe fluido, all’interno del quale molti cercheranno un posto al sole, ma che sembra assumere i connotati di una nuova possibilità di crescita per il Presidente del Consiglio che, nonostante le Cassandre, continua a portare avanti le proprie idee e la propria azione di Governo.

 

(16 giugno 2023)

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