di Daniele Santi
Guarda guarda, sul Def la Camera ha respinto la relazione del governo sullo scostamento di Bilancio e la maggioranza è andata sotto venendo a mancare i voti della maggioranza. Ecco subito il pompiere Giorgetti a dire: “Nessun problema politico, i deputati non si rendono conto”, che equivarrebbe a dire che cosa ci fanno qui se non si presentano nemmeno per le votazioni importanti? Importanti per chi, verrebbe da rispondere, per l’Italia o per i giochetti che cominciano a provarsi per impallinare la presidente del Consiglio?
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Insomma non è stata una grande giornata per Meloni d’Italia: contestata a Londra coi manifestanti fuori dalla residenza del primo ministro a Downing Strett; sotto alla Camera per sei voti (perché pesano le assenze) col Consiglio dei Ministri costretto a cambiamenti lampo (proprio perché i “deputati non si rendono conto”) per modificare la relazione prima del voto in Senato previsto per le 14 del 28 aprile. Insomma, una pena.
Mancano in tanti, anzi tantissimi. Sono tutti della maggioranza: 15 deputati della Lega, 14 di Fratelli d’Italia, 14 di Forza Italia, 2 di Noi Moderati e la Camera affossa la relazione del governo per il ricorso all’indebitamento: 3,4 miliardi da utilizzare subito, con un decreto da approvare in Consiglio dei ministri il primo maggio – quello che noi lavoriamo e altri ascoltano musica – per tagliare il cuneo fiscale dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Le opposizioni così gongolano e applaudono perché serviva la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea di Montecitorio per far passare la relazione, ma mancano sei voti. Un governo indimenticabile, capace persino di farsi lo sgambetto da solo.
Davvero Meloni è stata poco fortunata come succede ai sovrani che si circondano di paggi. Lei, incazzata nera, lo chiama incidente di percorso, ma ha un altro nome: si chiama sicumera.
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(27 aprile 2023)
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