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Il Def dei “destroidi”: piccolo borghesi al potere

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di Vittorio Lussana

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza 2023, il primo dell’esecutivo Meloni. Il Def, in generale, rappresenta l’impianto d’indirizzo su come l’esecutivo intende impostare la propria politica economica nell’arco del triennio 2024-2026. E vi diciamo subito che si tratta di una politica economica degna della più profonda disistima.

Innanzitutto, il governo ha voluto prendere le mosse da una piccola, piccolissima, buona notizia: nello scenario tendenziale complessivo, il nostro Pil crescerà, nel 2023, dello 0,9%. Un dato rivisto al rialzo, rispetto al novembre scorso, che testimonia come gli sforzi del precedente esecutivo, quello guidato da Mario Draghi, fosse riuscito a evitare quella recessione che l’anno scorso, di questi tempi, qualcuno ipotizzava o addirittura si augurava. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non si è intestato lui il merito di tutto questo: un comportamento corretto, ben diverso rispetto a tanti altri esponenti politici del centrodestra. Tuttavia, questo dato emersione dalle apnee del 2020-2022, dovute soprattutto ai prezzi energetici, lo ha spinto ha ipotizzare una crescita programmatica ancora più robusta: dell’1,5% nel 2024, dell’1,3% per il 2025 e dell’1,1% nel 2026. Che bello: abbiamo il pisello più piccolo d’Europa, ma ci divertiamo a sventolarlo ai quattro venti, per farlo vedere a tutti…

Sono i soliti dati di bassa crescita, in realtà: nulla di nuovo sotto il sole. E c’è anche da dire che, dopo i sorci verdi che abbiamo visto negli ultimi anni, attraversati da guerre, sanzioni e ondate pandemiche, è già qualcosa essere riusciti a tornare alla nostra consueta velocità di crociera. Da qui in avanti, possiamo risistemare un po’ di cose. Ma sul punto programmatico in questione, la destra cosa fa? Subito ha pensato ad abbassare la pressione fiscale complessiva, che scenderà dal 43,3% al 42,7%. Non è molto, rispetto ai progetti più roboanti. Tuttavia, è già qualcosa: contenti loro, contenti tutti.

Ma c’è anche un’altra buona notizia: un taglio del cuneo fiscale di circa 3 miliardi di euro in favore dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Una vecchia idea del professor Prodi, ma anche questo non si può dire. Siccome sono soldi saltati fuori dall’evitata recessione, per lo meno risultano indirizzati nella giusta direzione: meno male. Tuttavia, questo tesoretto è destinato a fungere da alibi per giustificare un concetto che il ministro Giorgetti ha espresso con sincerità: la famosa “moderazione salariale”. E’ un vecchio dogma di Confindustria, che fa a cazzotti con un dato di realtà: siamo il Paese europeo con la più bassa crescita degli stipendi medi negli ultimi decenni. Il fanalino di coda, proprio. Ma nessuno sembra vergognarsene, perché serve a occultare il fatto che si tratta della vera causa dei nostri altrettanto bassi consumi interni. I quali, sono destinati a rimanere tali.

Non viene favorito il risparmio, detto in soldoni. E nessuno parla più di extra-profitti. E’ vero: siamo noi a essere i veri malpensanti della situazione. Anche se verità imporrebbe di essere pessimisti proprio su queste cose, anziché su vaccini e transizione ecologica, dimostrando nulla di più e nulla di meno della nostra solita dissimulazione. E’ proprio un governo di destra che fa la destra, non c’è niente da fare: è lei che ammazza il pollo per distribuire quattro uova. E si permette anche di scaricare la colpa delle disuguaglianze e della propria confusione mentale sull’Europa e sui governi precedenti. E’ sempre colpa di altri, insomma. Tanto per depistare ulteriormente il popolino. Ma andiamo avanti, che è meglio…

Ed eccoci di fronte a un’altra buona notizia: nel 2022 il rapporto debito/pil è risultato pari al 144,4%. In pratica, 1,3 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni: roba da strapparsi i capelli per la felicità. E non è finita qui: coerentemente con gli obiettivi indicati nella programmazione del governo, questa discesa del debito continuerà progressivamente. E tutto ciò, nonostante il superbonus

Infine, c’è il Pnrr: altra cosa portata a casa dagli esecutivi precedenti, ma che non si può scrivere, altrimenti i destroidi si offendono. Esso “renderà il nostro Paese più dinamico, innovativo e inclusivo”, scrive Giorgetti di suo pugno, “ma non basta: è necessario anche investire, per rafforzare la capacità produttiva nazionale e lavorare su un orizzonte temporale più esteso di quello del Piano, che consenta di creare condizioni adeguate a evitare nuove fiammate inflazionistiche. È questo un tema che deve essere affrontato non solo in Italia, ma anche in Europa”.

In pratica, si scopre l’acqua calda: era proprio qui che si voleva arrivare, sia col governo Conte 2, sia con l’esecutivo Draghi. Inoltre, la frase sull’Europa è gratuita: nazioni come la Germania e l’Olanda, assai più virtuose di noi, potrebbero tranquillamente sopportare la “moderazione inflazionistica”. La quale, in genere, trascina moderatamente verso l’alto anche gli stipendi, senza alcun bisogno di un meccanismo automatico come la scala mobile. Sarebbe questa la vera “moderazione salariale”: puoi cambiarti la lavatrice e ti rimangono dei soldi in tasca. Ma anche su questo punto dobbiamo sorvolare: se ci lamentiamo troppo, sale la polvere e ci viene l’allergia. In particolare, nei confronti di Confindustria, di cui notiamo ampie tracce ispiratrici e anche un po’ di ragnatele tipiche degli anni ’50 del secolo scorso.

Il popolo italiano dovrebbe decidersi a comprendere con quale metodo si potrebbe e si dovrebbe fare una politica economica più equa e più giusta. E cioè, facendo l’esatto contrario di quanto dice Confindustria. Ma questa cosa, purtroppo, fa ancora più specie: meglio lasciarsi governare dai teleguidati, perché solo così si può continuare a fare i topi nel formaggio, raschiando il fondo del barile. Aveva ragione Pier Paolo Pasolini: “Dobbiamo rinunciare a odiare la piccola borghesia, perché gli italiani, ormai, sono diventati, tutti quanti, dei piccolo borghesi”.  Anche se non si tratterebbe di odio, ma di un qualcosa di più e un qualcosa di meno…

 

(13 aprile 2023)

©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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