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PD. A forza di correnti si scoperchia la casa (e le correnti implodono)

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di Daniele Santi

Quando Stefano Bonaccini ha tuonato: “Il PD ha bisogno di una nuova classe dirigente” sapeva perfettamente cosa diceva. Lo sapeva così bene che dopo avere sganciato la bomba di profondità non ha più dovuto fare (quasi) nulla e le correnti interne al PD hanno iniziato la loro lenta e inesorabile implosione.

Fermo restando che nulla impedisce che se ne formino altre, ciò che succede è sia è al fuggi fuggi più o meno, con inglorioso nascondimento di gran parte dei capicorrente che tacciono. Non che si rimpiangano, ad esempio, quelli che sono stati dentro i ministeri per lunghi anni partorendo leggi discutibili e poco utili se non a quelli che proprio di leggi così avevano bisogno (vedi la legge sul Teatro, per fare un esempio); non che si rimpiangano quelli affamati di poltrone non solo per sé così potenti che il partito è stato Sgretolato dal loro potere interno mentre loro, incuranti, andavano a nozze con loro stessi e gli amici.

Scrive Repubblica che “da Areadem a Base riformista passando per Dems, le sedizioni interne hanno ormai sconvolto la geografia” democratica e si sofferma su Piero Fassino in rotta di collisione con il presunto eterno Franceschini, che “si è messo alla testa di un gruppo di ribelli per sostenere Stefano Bonaccini anziché Elly Schlein“. Dite che vi sembra che ci siano tutte le basi per la nascita di correnti altre? In questo paese di raffinati strateghi bravissimi nello studiare modi e maniere per salvare le loro auguste natiche (un po’ meno attenti alle natiche altrui, e non è una battuta a sfondo sessuale) tutto è possibile, ciò che è certo è che il PD non può permettersi di perdere altro tempo dando retta alle flatulenze che vengono da una corrente piuttosto che da un’altra e che sembra si stia sposando un sano pragmatismo se è vero che si levano pressioni da più parti affinché Cuperlo rinunci a candidarsi per timori di definitivo affondamento di quella che con molta fantasia nel PD si ostinano a chiamare sinistra interna. Che vorremmo sapere dove la vedono. Personalmente vediamo una sola sinistra nel PD, ed è quella che governa l’Emilia-Romagna, qualsiasi cognome abbia il prossimo segretario/segretaria. Il resto, compresi i Giovani Turchi che si spaccano un po’ per Schlein e assai di più con Bonaccini.

In questo delirio di carne al fuoco e passioni putrefatte suonano persino strane le parole del senatore Enrico Borghi che con raro modestia unita a pragmatismo tutto politico ricorda che “Tutti dobbiamo metterci in discussione e rompere le catene che sin qui hanno imbrigliato le potenzialità del Pd”, come da post via social auspicando la liquefazione della corrente di Base Riformista, dalla quale se n’è appena andato.

C’è tensione, altissima, nel PD. Lo testimoniano le scariche di insulti che si ricevono quando si pubblica un pezzo sulla ricostruzione del partito, e dire che gli elettori del PD sono sempre stati rispettosi e poco inclini all’insulto. O magari siamo stati fortunati. Noi continuiamo a pensare che è proprio grazie al fatto che dovrà essere PD o morte si rischia che stavolta il PD lo facciano sul serio. E forse non sarà un transatlantico sballottato dalle correnti, ma un soggetto politico che può aspirare a governare l’Italia per lungo tempo con risultati ottimi. Perché il PD una classe dirigente ce l’ha, peccato che i capipopolo siano stati così impegnati a perpetuare loro stessi, da essersene dimenticati. Chiunque vinca dovrà fare pulizia. E’ un obbligo morale, prima che politico.

 

 

(2 gennaio 2022)

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