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L’imbarazzante programmazione televisiva italiana racconta ciò che la nostra “classe dirigente” pensa degli Italiani

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di Giancarlo Grassi

Ci si sente imbecilli a seguire le varie televisioni di stato in quest’ultimo periodo: imbecilli e fuori luogo, preda di una giungla di pescecani mediatici che hanno evidentemente deciso che l’Italiano, individuo e collettivo, merita scemenze, protagonisti [sic] mummificati dentro loro stessi, espressioni vampiresche di cantanti sfiatati che continuano a emettere suoni sulle stesse ottave di cinquant’anni fa – e il diaframma non ce la fa, figurarsi l’acuto. Imbarazzante. Come è imbarazzante sentirsi stranieri nel proprio paese dove una gerontocrazia domina incontrastata alla faccia nostra.

Catafalchi retti da busti – probabilmente di cemento per reggere a tanta decadenza – presentano gli stessi programmi, lo stesso format con gli stessi colori, le stesse facce, sorridendo alle stesse battute, con l’impudenza della dimensione post mummificazione in vita perché “noi siamo eterni e voi no”. Il format dell’eternità evidentemente funziona, non si capisce in base a quali pozioni, se nella carrellata dei catafalchi del 2023 esiste un programma condotto da tre squinzie la più giovane delle quali conta 79 primavere, essendo le altre due assai più anziane. Auguro loro il doppio dei loro anni, ma la piantino di ostentare i loro orrori sulla pubblica piazza. O pubblica televisione. Come lor signore vogliano definirla. La seconde serate e i palinsesti informativi meriterebbero una disperazione separata, ma siamo appena all’inizio dell’anno.

Ci sono altre carovane di sempreterni: perennemente in video da un paio di decenni alla conduzione dei soliti programmi, si barcamenano tra i soliti ospiti-concorrenti di format imbarazzanti in cui non vince chi sa di più, ma chi ha più culo agli ordini di un pubblico di geronto-dipendenti da panem et circensem che non riesce ad avvicinarsi alle nuove tecnologie a sufficienza da scoprire che esiste anche altro oltre al solito.

Se qualcuno ha seguito le trasmissione di intrattenimento [sic] legate alla notte di San Silvestro, capirà cosa intendiamo.

Dunque a parte qualche fiction certamente ben fatta perché quando la Rai – tanto per fare un nome – decide di fare le cose per bene ha mezzi e teste per farlo, il resto sarà indottrinamento: trasmissioni politico-informative che vogliono fare opinione e cercano di farla cambiando rotta ad ogni domanda: che non pretendiate di farvi un’opinione vostra; trasmissioni di inchiesta contestate addirittura al loro interno, oltre che pesantemente da mafie e altri poteri con conduttori sotto scorta; reti che scelgono il taglio giornalistico con un paio di conduttori che definire imbarazzanti è riduttivo, capaci di costruire domande che incorporano almeno due risposte e un ulteriore domanda di senso contrario alla prima.

Ecco, e ci sarebbe ancora moltissimo da dire, un leggerissima carrellata sulle imbarazzanti scelte dell’imprenditoria televisiva di questo paese dove tutto è uguale persino nell’impudenza di riscrivere il presente mentre lo si descrive. I giovani? Dalla televisione scappano, e vai a dargli torto, a meno che non vogliano fama e denaro in poche settimane e allora faranno l’impossibile per finire nel calderone. Quanto alla fruizione di contenuti, l’esodo è iniziato da tempo essendo noto a chiunque che l’Italia non è certamente un paese per giovani. Nemmeno di fronte alla tv.

 

 

(2 gennaio 2022)

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