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Se ti fai domande e ti dai risposte (scritte) poi non lamentarti se la chiamano autointervista

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di Giancarlo Grassi, #Lopinione

Non bastava la polemica per la questione dell’Arabia Saudita e del “nuovo rinascimento”, che detto da un fiorentino che sa cosa sia il Rinascimento suona veramente come una bestemmia, al cospetto di un uomo accusato di avere ordinato l’assassinio e lo smembramento del corpo di un suo avversario politico, tra peculiare pronuncia dell’inglese e concetti discutibilissimi, ci voleva anche l’autointervista ad uso fans nella quale ci si fanno domande, si danno risposte e, in questo modo, si ritiene di risolvere il problema.

Pensiamo che non funzioni così: se esistono ragioni di opportunità politica che obbligano anche ad avere rapporti con dittatori sanguinari e personaggi per i quali la politica è un fatto privato di successione dinastica, quando si rivestano ruoli istituzionali di governo, queste ragioni vengono meno se quei ruoli istituzionali di governo non ci sono più.

La presa di posizione dalla sua e-news del leader di Italia Viva va molto oltre, crediamo, quello che è il suo disegno politico interno che potrebbe anche sfociare in un governo di destra, molto a destra, del quale il suo partito potrebbe anche far parte, e sfocia in una sorta di autocelebrazione personale ad uso del sempre più sparuto gruppo di sostenitori e di fronte alle percentuali risibili che gli vengono assegnate da sondaggi.

Che voglia cavarsi d’impiccio raccontando che “fino a cinque anni fa in Arabia Saudita le donne non potevano neanche guidare“, va anche bene, ma questo suo farsi domande da sé e rispondersi nel modo che ritiene opportuno non fa onore a Renzi, come non farebbe onore a nessun uomo politico non pronunciarsi, come lui ha fatto, su quella visita inopportuna in Arabia saudita parlando di modernità che non ci sono, democrazie futuribili che non ci saranno e diritti umani che vengono calpestati.

E’ vero che lui, non avendo ruoli istituzionali di Governo, non avrebbe potuto affrontare i temi citati in questi termini, esistendo tutta una terminologia fatta di formule pre-confezionate atte a non offendere [sic], quando si vuole dire a qualcuno che gli stati non possono essere scannatoi pubblici dove chi è appena stato ammazzato viene chiamato “maiale” e dove imperversano scagnozzi che riferiscono al capo di avere “la testa” di quel “maiale”, quasi fosse un trofeo.

Fa una grande tristezza vedere un uomo di simile talento essere costretto a rifugirsi nell’angolo dell’auto-intervista per cercare disordinatamente di rimediare ad un suo errore clamoroso del quale un’intera classe dirigente gli sta chiedendo conto.

 

(3 marzo 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 




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