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L’esilarante storia dei terrapiattisti partiti per dimostrare che la Terra è piatta e miseramente naufragati (e non precipitati)

di Daniele Santi #Terrapiattisti twitter@gaiaitaliacom Lampedusa

 

Partiti dal Veneto per dimostrare che la Terra è piatta in tempi di lockdown, eludendo non si sa come, o forse si sa benissimo, i controlli, l’uomo e la donna se ne sono salpati per dimostrare al mondo che la Terra non è rotonda e per dimostrare che dopo Lampedusa non c’era nulla. Cioè il vuoto. Cioè il salto di Willie Coyote. Insomma un lungo grido e poi paff. Con nuvoletta.

A loro è andata meglio. Non sono caduti nel Gran Canyon che stava subito dopo Lampedusa, a loro dire, ma sono stati salvati a Ustica prima che arrivasse la fine del mondo. Quello piatto. Come certi enecefalogrammi.

La storia è raccontata da La Stampa e cita i due personaggi arrivati in Sicilia in pieno lockdown con l’obiettivo di salpare da Termini Imerese alla volta di Lampedusa, che rappresentava per loro le nuove Colonne d’Ercole che ai tempi che furono stavano più o meno dopo Gibilterra.

I due, più modernamente, sono approdati sull’isola di Ustica, stanchi, assetati e preda di un attacco di nervi mentre la popolazione li guardava allucinati. Su una barchetta. Dopo che avevano sbagliato rotta. Dissetati e forse sfamati sono fuggiti di nuovo verso la conclusione della loro sconclusionata ops) avventura terrapiattista, ma sono stati riportati a terra (piatta) dalla Guardia Costiera. Infine, dopo un nuovo tentativo di fuga, sono ritornati in Veneto rinunciando alla loro pretesa di dimostrare che la Terra è piatta, con il misero risultato di avere denunciato al mondo che forse la loro testa è vuota.

Naturalmente la doppia fuga era dalla quarantena, non vorrete mica pretendere che due terrapiattisti credano al contagio da Coronavirus, no?

 

(2 settembre 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 




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