di G.G. #Lopinione twitter@gaiaitaliacom #6000Sardine
Non indicano uno straccio di programma di sviluppo per l’Italia, si insultano e si indignano. Ma che politica è?
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Dunque vediamo un po’. Un gruppo di Sardine si scatta una foto con imprenditori, contestabili finché si vuole, soprattutto in un paese di fancazzisti da social che perdono così tempo a seminare odio sugli altri da non avere tempo per farsi una vita, chiamati Benetton, e vengono immediatamente e strumentalmente attaccate da M5S e Lega.
Benetton, prima delle note vicende che li hanno esposti al pubblico ludibrio, che accusare è tanto meglio che prevenire e infinitamente meglio che risolvere, sono stati imprenditori che hanno fatto grandissime cose nella moda, nella formula uno, nella diffusione di una marchio Made in Italy sul quale – ancora per poco – i cialtroni che gridano porcate ad ogni comizio continuano a vivere di rendita, una rendita che stanno sperperando sulla pelle di una generazione che ha l’età delle Sardine e che, grazie a questi cialtroni che gridano porcate ad ogni comizio, non ha un gran futuro. Per dirla con un eufemismo.
Le Sardine, sbagliando, si scusano. Ma non sono le Sardine a doversi scusare. A doversi scusare con gli Italiani sono quei politici che dal 1994 in poi si sono serviti del Made in Italy per riempirsi la bocca e le tasche, promettendo mari e monti, distruggendo l’export così come lo conoscevamo e rendendo loro sempre più difficile il lavoro; quei politici che devastati da conflitti di interessi grandi come elefanti perennemente ignorati hanno sfruttato gli alfieri del Made in Italy – e tra loro i Benetton – salvo poi sputare loro addosso, ignorando le loro richieste e il loro lavoro, impegnati a farsi belli con altre e meno redditizie, ma più glamourous, iniziative industriali [sic] e mettendosi bellamente in mostra, mentre si facevano selfie tra le macerie di un ponte caduto, ad esempio, o celebravano loro stessi gridando la colpevolezza altrui e ipotizzando soluzioni così improbabili da portare i loro promotori a dimissioni tanto necessarie quanto precoci.
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Insomma, è un riassuntino, non è che possiamo tenervi qui vent’anni a leggere la triste storia di chi dal 1994 in poi, ha sdoganato tutti i neofascismi, devastato l’Italia ed è ancora lì insieme ai suoi amichetti e compagni di merende.
Ma che non siete proprio voi, amiche e amici Sardine, coloro che si devono scusare. Magari voi le scuse le dovete pretendere. Questo dobbiamo proprio scriverlo.
(3 febbraio 2020)
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