di Daniele Santi
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L’ologramma chiamato Beppe Grillo che vive nascosto in un blog del quale ha fatto la sua privatissima repubblica all’interno della Repubblica Italiana, con tanto di vassalli e fedelissimi servitori catturati andando a ravanare nella disoccupazione e regalando un lavoro pagato (profumatamente) dagli Italiani (che è il massimo dell’esercizio del potere), ha fatto bella mostra di sé anche il 31 dicembre scorso parlando dell’ologramma presidente della Repubblica, dell’ologramma Italia, degli ologrammi Gasparri e Salvini.
In realtà il Guitto Dittatore parlava di sé e dei suoi prodi.
L’Ologramma Italia di cui biascicava è evidentemente il suo Movimento 5 Stelle formato da ologrammi parlamentari che sembrano senatori e deputati, ma sono in realtà e per l’appunto ologrammi, proiezioni dell’ego smisurato dei Diarchi Grillo & Casaleggio, e ridotti ad eseguirne le funzioni, che riacquistano le loro umane sembianze nel momento dell’epurazione, quando l’ologramma per uno strano destino o per umanissima ingratitudine si ricorda di essere dotato di un pensiero critico e lo manifesta. Nel mondo degli ologrammi a 5 Stelle questo non è permesso, così che la scure del segreto comitato di controllo dei Maestrini col Vestito della Festa si abbate sui circuiti e voilà, l’ologramma a 5 Stelle scompare per lasciare libertà di vivere all’umano essere che nascondeva e che di umanità può finalmente rivivere.
Quindi Grillo fa il filosofo e dice che ad avere un “amico ologramma c’è un vantaggio: lui sta lì, non sporca, non spende, sta lì, lo puoi anche contraddire che non ti dice niente” e conferma la nostra teoria. Sta parlando degli ologrammi che ha fatto sedere in Parlamento raccontando loro di essere grandi statisti e non disoccupati prestati ad un progetto in un blog del quale non sono nemmeno consapevoli.
(1 gennaio 2015)
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