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lunedì, Gennaio 24, 2022

Salvini usa lo stesso linguaggio violento degli Imam islamisti che tanto disprezza

Matteo Salvini 09di Il Capo

Matteo Salvini riesce dove nemmeno Beppe Grillo è riuscito: farmi vergognare d’essere italiano. I suoi toni apocalittici, il suo richiamo continuo al disprezzo verso l’altro, non sono solo propaganda politica, sono una miccia accesa sotto una tanica di benzina. Nemmeno Marie Le Pen, che conosce i toni populisti dell’estrema destra è riuscita dove è riuscito Salvini che ha parlato di violenza, di buonismo, ha lanciato accuse a Renzi, fomentando, come da decenni la Lega fa, l’odio verso l’altro, verso le differenze, verso i diversi, in un crescendo di disprezzo che non è nemmeno più un’arma politica, è solo cialtroneria da bar dove il capobranco alza la voce mentre nel frattempo si gratta i testicoli, durante o dopo una partita a biliardo.

Matteo Salvini cerca un colpevole da indicare ai fanatici del suo eletterato. In questo suo modo di proporsi non è differente in alcun modo, nella sostanza, dagli Imam che tanto dichiara di disprezzare e i cui sermoni di fuoco stanno alla base di quanto sta accadendo, in giro per il mondo, da troppo tempo. Sono, anzi sarei, a mia volta, per misure severissime sui meccanismi che portano alla concessione di visti d’ingresso in territorio Schengen cercando di andare sui territori e capire “come”, esattamente come, questi visti d’ingresso vengono rilasciati e quante possibilità vi sono che per questi agognati visti Schengen ci sia, lo dico a denti stretti, un mercato.

I proclami infuocati della Lega vanno contro la nozione stessa della democrazia, ma ne sono allo stesso tempo parte essenziale: perché insegnano – anche a Salvini – che la democrazia è fatta per tutti e di tutte le componenti, anche le più retrive e disprezzabili come la sua per il linguaggio di cui sono portatrici, più che per i concetti.

Salvini, abbiamo avuto occasione di scriverlo più volte su queste pagine, si è convinto di essere politicamente geniale, infallibile, e si sente già il prossimo Primo Ministro. Sarà questo sua immensa presunzione a perderlo. Ora, moderare i toni senza rinunciare a dire ciò che si deve, sarebbe cosa saggia. Ma pretendere saggezza da Salvini è come pretendere profumo di rosa da una latrina di campagna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(10 gennaio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

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