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Alcune cose che lasciano perplessi nel cosiddetto “Campo Largo” che, diciamo, non lo vedo bene

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di Paolo M. Minciotti
Paolo M. Minciotti

Innanzitutto preme sottolineare che si parla di fatti, non di simpatie o antipatie personali, avendo questo scrivente uno spiccato spirito pragmatico quando si tratta di parlare di politica o entrare nella cabina elettorale per tracciare la propria croce, dunque quello che leggerete è una cronaca politica, condita da opinioni (ché tutti ne abbiamo una), in perfetta coerenza con la linea editoriale di questo quotidiano. Ricorderete che subito dopo la sconfitta di Meloni and Company al referendum Giuseppe Conte piazzò immediatamente la bomba primarie sotto la poltrona di Elly Schlein perché si accorso, e l’uomo ha fiuto, che la segretaria PD stava conquistandosi la scena. Non sarei stupito se ci fosse stato qualche suggerimento dalla corrente di Bonaccini, per quanto il presidente del M5s non ha certamente bisogno di suggerimenti essendo perfettamente in grado di fare i fatti suoi quando lo ritenga opportuno.

Schlein è stata molto accomodante, fin troppo accomodante, con Conte fin quasi a farci dimenticare che il PD ha a livello nazionale quasi il doppio de voti di Conte e che a livello locale proprio non c’è partita laddove Conte volta su numeri bassissimi virgola poco o pochissimo, e Schlein svetta come primo partito quasi ovunque. Ma al di là dei freddi numeri di cui conosciamo l’instabilità, a meno che non siate di destra che allora fate i conti sulla vostra convenienza aggiustando i risultati  a seconda della propaganda di cui necessitate, quello che manca è proprio un programma: mancano proposte e controproposte immediate alle bufale delle destre. Manca il parlare con una voce sola. E manca anche la certezza che in caso di scontro Meloni-Schlein per Palazzo Chigi, sia la segretaria PD a vincere.

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Le ragioni per cui non si capisce un accidente di cosa questi vogliano fare, sono oscure. Per ora. Certo non dipenderà solo dalle poltroncine. Di certo l’unica proposta degli ultimi giorni è quella che arriva da Schlein e parla di un tetto europeo al prezzo del gas e di un piano industriale comune, poi quel “Nova – Parola all’Italia”, grazie al quale il M5s coglie l’occasione per glorificarsi per l’ennesima volta gridando a proprio esclusivo beneficio abbiamo fatto la storia. Ma rispetto all’opposizione quotidiana alle proposte deliranti di Meloni & Friends, che cosa arriva? Non so a voi, ma a me niente.

Se la destra propone una Legge elettorale delirante che propone un premio di maggioranza al 40%, quello che giornalisti poco fantasiosi hanno chiamato campo largo perché gli serviva identificarlo per i loro lettori, che controproposta ha? La presenta con sufficiente chiarezza? La dice (ma non la dice) con la stessa convinzione dei suoi avversari? E’ possibile che quello che un tempo si faceva con un organismo politico semplicissimo chiamato governo-ombra non sia più possibile oggi? Quali sono le proposte delle forze di opposizione? Perché non ne parlano con una voce sola? Perché continuano a parlare ai loro elettori come se fossero partiti separati (e tali sono) perdendo di vista la necessità di comunicare in modo univoco le loro proposte? Se vogliono essere coalizione possono continuare a parlare singolarmente agli elettori di ogni singolo partito che la compone/comporrà se andrà tutto bene? Si può lasciare a Renzi il ruolo di comunicatore ad esclusivo beneficio di Italia Viva/Casa Riformista? Cosa mi sono perso? Si può disertare il convegno di Confindustria e lasciare Meloni unica protagonista a dire la qualunque dopo che i fatti del suo governo hanno già raccontato il contrario di quello che dice?

Non la vedo bene questa storia del campo largo che ritiene la sconfitta di Meloni cosa praticamente già fatta: Meloni è un’avversaria formidabile e parlo di lei, non della congrega di scappati di casa che la circonda; è lei – monarca assoluta -l’avversaria da sconfiggere non i colonellini che si fanno belli fuori dal Palazzo. Ebbene, per riconquistare quel 30% di elettori che non vanno più alle urne serve quella chiarezza che loro, il 30% che non vota, non trovano più e che hanno smesso di cercare. E’ noto che anche gli elettori del centrosinistra, non essendo tutti completamente svalvolati, cercano l’unità della coalizione che votano e la durata del governo che ne scaturirà. E sono stanchi del morettiano continuiamo a farci del male che da decenni è la regola dei partiti di opposizione.

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Nel frattempo si corre tutti uniti il 12 giugno al palazzo dei congressi di Roma per l’evoluzione del “Progetto civico nazionale”. Il cosiddetto “partito degli amministratori”. Ci saranno Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Magi e Maraio. E intanto il tempo passa. E c’è Vannacci dietro l’angolo.

 

 

(31 maggio 2026)

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